Arena di Verona

Turandot

di Giacomo Puccini

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Spettacolo
Opera

Libretto
Giuseppe Adami e Renato Simoni

Musica
Giacomo Puccini

Durata
2h 46min - intervalli inclusi

Un classico dell’opera italiana torna all’Arena di Verona per il Festival 2022: un dramma lirico imperdibile in una cornice magica.

Prossimi spettacoli

giovedì

04 agosto

Ore 20:45 Cast

Imperatore Altoum
Pong
Matteo Mezzaro
Mandarino
Youngjun Park
domenica

07 agosto

Ore 20:45 Cast

Imperatore Altoum
Pong
Matteo Mezzaro
Mandarino
Youngjun Park
mercoledì

10 agosto

Ore 20:45 Cast

Imperatore Altoum
Pong
Matteo Mezzaro
Mandarino
Youngjun Park

ATTO I

A Pechino è l'ora del tramonto. Dall'alto delle mura del palazzo imperiale, un mandarino annuncia al popolo l'editto di Turandot, la bellissima e crudele figlia dell'imperatore Altoum: la principessa andrà in sposa al pretendente di sangue reale che riuscirà a sciogliere tre enigmi da lei proposti; chi fallisce sarà decapitato. Come gli altri che lo hanno preceduto, anche il principe di Persia non ha superato la prova e verrà giustiziato al sorgere della luna.

Tra la folla, ci sono Timur, anziano re dei Tartari in esilio e ormai cieco, e la fedele schiava Liù. Nel tumulto il vecchio cade a terra, Liù chiede aiuto. Ed ecco un giovane farsi largo e accorrere: è il principe Calaf, figlio di Timur. Pure lui in fuga dal paese d'origine, viaggia in incognito per non destare sospetti. La commozione di ritrovarsi dopo tanto tempo è grande; il padre racconta che è stata Liù ad aiutarlo durante l’esilio. Il principe, riconoscente, chiede alla giovane il motivo di tanta dedizione. Lei risponde con disarmante dolcezza che un giorno, tanto tempo prima, lui le aveva sorriso. Da allora lo ama segretamente.

Intanto la folla aizza sadicamente i servi del boia e attende con impazienza che la luna illumini il cielo; quando però il principe persiano viene finalmente portato al patibolo, nel vederlo così giovane e bello, la ferocia cede alla pietà e tutti chiedono la grazia. Calaf maledice Turandot per la sua crudeltà, ma il grido gli si smorza quasi tra le labbra: la principessa appare al balcone per un breve istante a confermare con un gesto imperioso la condanna a morte, e lui resta folgorato dalla sua bellezza. Decide così di conquistarla e di cimentarsi nella prova degli enigmi.

Timur e Liù tentano di fargli cambiare idea. Anche i tre ministri imperiali, Ping Pang, Pong, le provano tutte per indurlo a rinunciare. Ma Calaf è determinato. Raccomanda a Liù - che cerca disperatamente un’ultima volta di convincerlo - di prendersi cura del padre. Quindi invoca tre volte Turandot e batte senza esitazione tre colpi di gong, annunciando così la volontà di sottomettersi alla prova.

 

ATTO II

In un padiglione accanto al palazzo imperiale, Ping, Pang e Pong ripassano sia il protocollo nuziale che quello funebre, in attesa della sfida del principe ignoto. Stanchi della crudeltà di Turandot e delle innumerevoli morti dovute ai suoi enigmi, i ministri si abbandonano nostalgicamente al ricordo della felice vita di un tempo e sognano di ritornare nelle loro case di campagna. Il brusio della reggia in preparativi li richiama alla realtà: la cerimonia degli enigmi, che si concluderà con l'ennesimo, probabile supplizio, sta per iniziare.

Nel grande cortile della reggia, il vecchio Imperatore siede sul trono in cima a una scala monumentale, circondato dall'intera corte. Con voce fioca, per tre volte invita il principe ignoto a rinunciare alla sfida. Ostinatamente, per tre volte Calaf rifiuta. Ma ecco Turandot. Bellissima, impassibile, spiega che il motivo della sua ferocia e del suo odio verso gli uomini è atavico. Migliaia di anni prima una sua antenata fu violentata e uccisa da un re straniero; proprio per vendicare quel lontano crimine lei ora sottopone i suoi pretendenti alla prova crudele, sicura che nessuno l'avrà mai. Quindi invita il giovane a ritirarsi, ma lui ancora una volta rifiuta e la prova ha luogo.

Il Principe ignoto scioglie uno dopo l'altro i tre enigmi, dando le risposte esatte: speranza, sangue, Turandot. La folla acclama il vincitore. Umiliata, la principessa implora il padre di salvarla dalle braccia dello straniero di cui non sa ancora il nome. Ma l'imperatore le ricorda la sacralità del voto. A questo punto, è Calaf a scioglierla dal vincolo, a condizione che anche Turandot risolva un enigma: prima dell'alba dovrà scoprire il suo nome e la sua origine. Se ci riuscirà, lui sarà pronto a morire.

 

ATTO III

È notte. Nel giardino della reggia, si sentono le voci degli araldi che annunciano il decreto di Turandot: nessuno deve dormire in città finché non sarà scoperto il nome del principe ignoto. Calaf aspetta trepidante che arrivi l’alba, sicuro che alla fine il suo amore vincerà. Irrompono quindi i tre ministri che, prima con promesse, poi con minacce, tentano di strappargli il segreto. All'ennesimo rifiuto, un gruppo di guardie introduce Timur e Liù logori e insanguinati: visti in compagnia del principe, sono sospettati di essere a conoscenza del suo nome. Davanti a Turandot, Liù dichiara di essere la sola a saperlo, ma per amore non lo svelerà. La principessa la fa torturare, ma la schiava non cede. Ammirata, Turandot le chiede dove trovi tanta forza; Liù le risponde che le viene dall’amore e che presto anche lei arderà della stessa fiamma. Poi, temendo di tradire il suo segreto sotto tortura, si uccide con un pugnale. La morte di Liù scuote profondamente tutti.

Calaf e Turandot rimangono soli. Il giovane affronta la principessa con fermezza ma anche con la forza dell'amore, lei cerca di respingerlo ma lui riesce a baciarla sulla bocca. Come se si fosse rotto un incantesimo, Turandot scopre un sentimento nuovo e ignoto, capace di sciogliere il suo cuore di ghiaccio. Ora capisce di aver tenuto e amato il principe fin dal primo momento. E il principe solo allora le rivela il proprio nome: si chiama Calaf ed è figlio di Timur; se lei lo desidera, può ancora mandarlo a morte. Di lì a poco, davanti all'imperatore, ai dignitari e a tutto il popolo, Turandot dichiara di conoscere finalmente il nome dello straniero: il suo nome è Amore.

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Turandot
Oksana Dyka

13, 19, 26 agosto 02 settembre

04, 07, 10 agosto


Pong
Matteo Mezzaro

04, 07, 10, 13, 19, 26 agosto 02 settembre


Mandarino
Youngjun Park

04, 07, 10, 13, 19, 26 agosto 02 settembre


«Nessun dorma» perché Turandot (l’ultima opera di Giacomo Puccini ambientata «a Pekino al tempo delle favole») ritorna nel fiabesco allestimento di Franco Zeffirelli impreziosito dai costumi del Premio Oscar Emi Wada. Dal 7 agosto al 2 settembre 2022 la magnificenza della Città Proibita si schiuderà davanti ai vostri occhi per 6 recite che, al pari delle stelle, vi faranno tremare «d’amore e di speranza».

 

Direttore Marco Armiliato (4, 7, 10/8), Francesco Ivan Ciampa (13, 19/8 – 2/9), Plácido Domingo (26/8)

Regia e Scene Franco Zeffirelli

Costumi Emi Wada

Movimenti coreografici Maria Grazia Garofoli

 

Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona

Coro di Voci bianche A.d’A.Mus. diretto da Marco Tonini

Maestro del Coro Ulisse Trabacchin 

Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino

 

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04 agosto

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Turandot
Oksana Dyka
Imperatore Altoum
Pong
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venerdì

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Turandot
Oksana Dyka
Imperatore Altoum
Calaf
Gregory Kunde
Pong
Matteo Mezzaro
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Youngjun Park
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Ore 20:45 Cast

Turandot
Oksana Dyka
Imperatore Altoum
Pong
Matteo Mezzaro
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Youngjun Park
venerdì

02 settembre

Ore 20:45 Cast

Turandot
Oksana Dyka
Imperatore Altoum
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Matteo Mezzaro
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