Il Barbiere di Siviglia

Dramma comico in 2 atti
di Gioachino Rossini
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Libretto di

Cesare Sterbini

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Musica di

Gioachino Rossini

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Durata

3 Ore circa - intervalli inclusi

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Arena di Verona

In scena dal 4 agosto 2018, per 5 serate Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini trasforma l’anfiteatro romano nel grande giardino ideato da Hugo de Ana nel 2007, arricchito dalle divertenti coreografie di Leda Lojodice e caratterizzato dalle suggestive e gigantesche rose.

ATTO I

È quasi l'alba. In una piazza di Siviglia, un giovane aristocratico, il Conte d'Almaviva, organizza una serenata per una ragazza incontrata qualche tempo prima al Prado di Madrid e della quale ignora l'identità. L'anziano che l'accompagnava al museo – probabilmente il padre – aveva infatti impedito ogni contatto. La giovane però non s'affaccia alla finestra e, dopo che i musicisti se ne sono andati, al Conte, scoraggiato, non resta che sfogarsi con il servitore Fiorello.

Si sente arrivare qualcuno canticchiando. Almaviva per prudenza si nasconde, ma l'importuno è una sua vecchia conoscenza, Figaro, un barbiere tuttofare. Il Conte gli spiega il suo caso e il “factotum” si offre subito di aiutarlo. Conosce bene la ragazza e, per lavoro, ne frequenta la casa: Rosina non è la figlia del dottor Bartolo, ma la sua pupilla. Non solo. Il tutore, geloso e guardingo, la tiene sotto chiave perché conta di sposarla e mettere le mani sulla sua dote.

In quel momento si apre il balcone e Rosina lascia cadere un foglio che, inutilmente, Don Bartolo tenta di intercettare. Nel biglietto la ragazza informa l'ammiratore di essere incuriosita: vorrebbe sapere qualcosa di lui, quali sono le sue intenzioni. Su suggerimento di Figaro, Almaviva intona allora un'altra serenata, dichiarando di chiamarsi Lindoro e di essere uno studente squattrinato. Vuole che lei lo ami indipendentemente dal suo rango. Rosina sta al gioco e il Conte, euforico, promette a Figaro una generosa ricompensa in cambio del suo aiuto. L'idea dell'oro stimola l'ingegno del barbiere, che suggerisce ad Almaviva di travestirsi da soldato. A Siviglia è in arrivo un reggimento: con un falso permesso di alloggio, il Conte potrà chiedere ospitalità in casa di Don Bartolo e parlare finalmente con la giovane.

Casa di Don Bartolo. Rosina, furba e intraprendente, è decisa a farsi valere: ha scritto una lettera per il giovane che la corteggia e pensa di fargliela avere tramite Figaro. Il barbiere arriva poco dopo, ma è subito costretto a nascondersi. Entrano infatti Don Bartolo e Don Basilio, maestro di canto. Il tutore, avendo intuito l'esistenza di un pretendente, vuole accelerare le nozze. Basilio, faccendiere ipocrita e imbroglione, ha saputo che in città è arrivato Almaviva, lo spasimante di Rosina, e suggerisce a Don Bartolo di diffondere calunnie per metterlo fuori gioco.

I due si allontanano per preparare il contratto di matrimonio, ma Figaro ha sentito tutto. Riferisce a Rosina le macchinazioni e, dopo averle confermato l'amore di Lindoro, che spaccia per suo cugino, l'avvisa che il giovane cercherà di introdursi in casa. Le consiglia quindi di dare all'innamorato un piccolo segno di incoraggiamento. Detto, fatto: Rosina consegna al barbiere la lettera che aveva già preparato.

Figaro parte, entra Don Bartolo. Al vecchio sospettoso non sfugge nulla: si accorge che Rosina ha usato carta e penna e la rimprovera. Ma ecco che battono alla porta: entra il Conte travestito da soldato e finto ubriaco. Inutilmente Don Bartolo tenta di allontanarlo. Quando arriva Rosina, Almaviva si fa riconoscere e cerca di passarle un biglietto, ma il tutore se ne accorge e la ragazza riesce per un soffio a sostituirlo con la lista del bucato. Al culmine della confusione, qualcuno batte ancora alla porta: sono le guardie. All'ufficiale che ordina di arrestarlo, il Conte svela di nascosto la sua vera identità e, tra lo stupore generale, viene rilasciato. Nessuno capisce più cosa stia accadendo.

ATTO II

Don Bartolo è appena rincasato. È stato al reggimento per avere informazioni sul soldato. Senza successo. Inizia quindi a sospettare che quello strano tipo sia una spia di Almaviva. In quel momento, alla porta si presenta proprio il Conte, travestito da maestro di musica. Dopo aver salutato più volte Don Bartolo con una untuosa nenia, dice di chiamarsi Don Alonso e di essere allievo di Don Basilio. È venuto a sostituire il maestro indisposto nella lezione di canto a Rosina. Per convincere il sospettoso tutore, gli consegna il biglietto scritto da Rosina, sostenendo di averlo trovato per caso nella locanda del Conte: lo mostrerà alla ragazza facendole credere di averlo avuto da un'amante di Almaviva. Don Bartolo si convince: questo Alonso è un calunniatore, degno allievo del suo maestro Basilio. La lezione ha così inizio e i due giovani, pur guardati a vista dal tutore, riescono a parlarsi.

Entra quindi Figaro che, d'accordo con il Conte, è venuto per fare la barba a Don Bartolo e ne approfitta per impadronirsi di nascosto della chiave del balcone, dal quale Rosina potrà darsi alla fuga con l'innamorato. Tutto sembra andare per il meglio, ma a sorpresa arriva Don Basilio a scombinare i piani. Il Conte riesce ad allontanare l'intruso dandogli di nascosto una borsa di denaro e finalmente i due giovani, mentre Figaro rade Don Bartolo, si accordano per fuggire a mezzanotte. Una parola imprudente detta da Almaviva, però, riaccende i sospetti di Don Bartolo, che scopre l'inganno e manda via tutti. Rimasta sola, la cameriera Berta riflette sulla pazzia che regna in quella casa e sull'amore che fa delirare giovani e vecchi, lei compresa.

Don Basilio conferma di non sapere chi sia Don Alonso. Di fronte a un'ennesima macchinazione del Conte, Don Bartolo decide di cercare un notaio per stipulare entro sera il contratto di matrimonio. Mostra poi a Rosina il biglietto avuto dal finto maestro di canto, convincendola che questi e Figaro vogliono rapirla per consegnarla nelle mani di Almaviva. Rosina, per ripicca, accetta di sposare il vecchio e gli rivela il progetto di fuga. Don Bartolo corre a chiamare i gendarmi.

È ormai notte e su Siviglia infuria un temporale. Puntuali all'appuntamento, il Conte e Figaro entrano dal balcone servendosi di una scala, ma trovano Rosina furibonda. L'equivoco viene subito chiarito: Lindoro e il Conte sono in realtà la stessa persona. Felici e innamorati più che mai, i due giovani stanno per allontanarsi, seguiti da Figaro, ma la fuga non è più possibile: Don Bartolo ha rimosso la scala dalla finestra. A complicare le cose, arriva Don Basilio con il notaio. Ma ancora una volta l'astuzia di Figaro risolve la situazione: fingendosi il padrone di casa, presenta Rosina al notaio come sua nipote e la fa sposare col Conte. Don Basilio viene convinto a far da testimone.

Quando il tutore rientra con i gendarmi per far arrestare gli intrusi, il gioco è ormai fatto. Il Conte svela la sua identità e il suo rango. Invita Don Bartolo a non provocare oltre il suo sdegno e, alla fine, lo tranquillizza rinunciando alla dote della ragazza. Il vecchio si rassegna, mentre tutti gli altri augurano agli sposi amore eterno.