Arena di Verona

La Sacra Famiglia di Maria Callas torna in Arena

Evento imperdibile il 1 Agosto 2021

L’evento espositivo, in collaborazione tra Fondazione Arena, Comune di Verona e Fondazione Paolo e Carolina Zani, farà rivivere per un’unica serata l’emozione di uno dei rapporti più leggendari del mondo dell’opera: quello tra Maria Callas e il palcoscenico dell’Arena di Verona.

 

L'evento in Arena

La Sacra Famiglia di Maria Callas torna per una sera all'Arena: Domenica 1 agosto la preziosa opera verrà esposta al cancello 1 dalle 17 alle 19 per tutti i visitatori e per il resto della serata sarà accessibile agli spettatori della rappresentazione areniana di Turandot.

L’opera dipinta da Giambettino Cignaroli (1706-1770), una piccola tela del ‘700 dal grande valore storico e dall’ancor più grande valore simbolico, fu indissolubilmente legata a Maria Callas perché donatale da Giovanni Battista Meneghini l’1 agosto 1947, alla vigilia del suo atteso debutto sul palcoscenico dell’Arena di Verona. Da questo momento la Callas e la Sacra Famiglia furono inseparabili. Nelle fotografie che la ritraggono nei camerini dei teatri di tutto il Mondo si intravede sempre il dipinto accanto allo specchio del trucco perché, come da lei stessa affermato in un’intervista:

 

“Ho dimenticato di portarlo nel mio camerino soltanto in due occasioni e due volte la mia voce si è incrinata a tal punto da dover sospendere lo spettacolo”.

 

A distanza di 74 anni, grazie alla Fondazione Paolo e Carolina Zani, l’opera viene restituita al luogo originario per una sera, in occasione della seconda rappresentazione di Turandot all’Arena di Verona.

 

Come partecipare

Domenica 1 agosto la preziosa opera raffigurante la Sacra Famiglia verrà esposta al cancello 1in Arena dalle 17.00 alle 19.00 per tutti i visitatori ad ingresso libero immediatamente dopo l’inaugurazione, quindi per gli spettatori di Turandot del 1° agosto, fino alla fine della rappresentazione, che siano in possesso di un biglietto di platea o dei settori Verdi, Puccini e Rossini.

L’esposizione avrà come sfondo un collage di preziosi scatti fotografici, molti dei quali inediti, che ritraggono Maria Callas in momenti di vita privata e nei camerini di diversi teatri del mondo proprio con l’opera di Cignaroli.  

 

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La Sacra Famiglia

La tela, applicata su tavola, presenta una scena notturna, all’interno di uno spazio chiuso sul fondo da un drappo, con le figure di Maria col Bambino e San Giuseppe in primo piano, accompagnate da due luminosi cherubini. L’iconografia è dunque quella di una Sacra Famiglia, soggetto assai diffuso anche grazie a piccole immagini per la devozione privata come questa tavola di Cignaroli che replica in miniatura il soggetto di un’altra tela attribuita al suo maestro Antonio Balestra (olio su tela, 76 x 114 cm), oggi conservata all’Eli and & Edythe Broad Art Museum (Michigan State University, East Lansing), e di altri esemplari, sempre attribuiti a Balestra, a Fabrizio Cartolari o allo stesso Cignaroli, tra i quali quello al Museu de Montserrat (olio su tela, 80 x 111 cm) e l’esemplare in collezione privata a Venezia inserito in una raffinata cornice con cimasa (olio su tela, 76 x 113 cm).

La storia del piccolo dipinto che appartenne a Maria Callas è certamente estremamente affascinante: la leggendaria cantante trasformò infatti l’opera donatole da Meneghini nel suo personale talismano, immortalato in una serie di scatti particolarmente suggestivi, tra i quali quelli del gennaio del 1950 al Teatro la Fenice di Venezia e del febbraio 1951 a Palermo in cui una giovane e imponente Maria Callas si prepara ad andare in scena nei panni di Norma. Appoggiato allo specchio del suo camerino si scorge il dipinto di Cignaroli ancora inserito nell’originale cornice sagomata, poi sostituita da una custodia in velluto rosso, certamente più pratica per i continui spostamenti della cantante. Già nella fotografia del 7 dicembre 1951, che ritrae Maria Callas in camerino al Teatro alla Scala di Milano per I Vespri Siciliani, la Sacra Famiglia è inserita nell’astuccio in velluto rosso nel quale è ancora oggi custodita ed è così che appare nei suggestivi scatti in cui la cantante si prepara ad andare in scena al:

- Teatro Regio di Parma (La Traviata, 1951)

- Maggio Musicale Fiorentino (Medea, 1953)

- Teatro Donizetti di Bergamo (Lucia di Lammermoor, 1954)

- Teatro alla Scala di Milano (Ifigenia in Tauride, La Sonnambula e Anna Bolena, tutti del 1957)

- Chicago (novembre 1954 e 15 gennaio 1957)

- Lisbona (La Traviata, marzo 1958)

- Claridge’s Hotel di Londra (giugno 1958)

La Sacra Famiglia di Cignaroli fa bella mostra nel camerino della Callas anche in occasione del suo atteso debutto, nel 1956, sul palcoscenico del Metropolitan di New York ed è immortalata durante il leggendario incontro con Marlene Dietrich, celebrato da tutta la stampa (They Met at the Met, Chicago America, 30 ottobre 1956). In un articolo apparso sulla rivista Grazia (1 dicembre 1957) è la stessa Callas che mostra con orgoglio il dipinto di Cignaroli, custodito insieme ai suoi gioielli nella casa milanese in via Buonarroti 38. L’importanza di questo dipinto è tale che il 9 giugno del 1955 Maria Callas, che si trova a Vienna per interpretare Lucia di Lammermoor alla Staatsoper, chiede all’amica Giovanna Lomazzi di portarglielo urgentemente da Milano, dove l’aveva dimenticato. Il quadro è infatti il suo personale talismano e così lo definisce lei stessa anche in un’intervista televisiva all’Ed Murrow Show il 24 gennaio 1958 e nell’articolo apparso sul Toronto Daily Star (21 ottobre 1958) quando lo mostra orgogliosa ai giornalisti e ricorda che senza il dipinto non sale in palcoscenico: “…ho dimenticato di portarlo nel mio camerino soltanto in due occasioni e due volte la mia voce si è incrinata a tal punto da dover sospendere lo spettacolo”. La piccola tavola di Cignaroli appare furtivamente anche in una videointervista nel camerino dell’Opera di Dallas (6 novembre 1958) in cui la Callas, assediata dai cronisti, commenta con tono infuocato la rottura del suo contratto con il MET di New York, evento che suscitò grandi polemiche in quello che sembrava essere l’annus horribilis della cantante, iniziato con lo scandalo al Teatro dell’Opera di Roma per l’interruzione di una recita di Norma, ma poi concluso in trionfo con il debutto all'Opéra di Parigi. Maria fu pagata ben 5.000.000 di franchi, devoluti alla Légion d’Honneur, e anche in questa occasione volle accanto a sé il piccolo dipinto di Cignaroli, così come rivela un suggestivo scatto in cui è ritratta nel camerino intitolato alla leggendaria Fanny Heldy mentre si prepara per cantare il secondo atto di Tosca, indossando l’elegante abito che Biki le aveva creato per l’evento.

Accanto alle numerose documentazioni fotografiche e ai video, il legame tra la Callas e la Sacra Famiglia di Cignaroli è ulteriormente avvalorato dall’iscrizione di suo pugno che appare sul retro della tavola in cui sono riportati il nome del pittore (Cignaroli G. B veronese / 1706 – 1770), la data in cui Meneghini le regalò l’opera (I Agosto 47) e la data di uno dei suoi grandi trionfi dopo una recita di La Traviata a Mexico City (22 Luglio 51 / grazie gran Dio! / M C e B. [Maria Callas e Battista]).

Da Verona, il dipinto di Cignaroli accompagna la Callas nei teatri più importanti di tutto il Mondo, ma a Verona ritorna ogni qualvolta la diva si esibisce nella cornice spettacolare dell’Arena.

 

 

Maria Callas e l'Arena di Verona: un legame indissolubile 

 

Il debutto in Arena

Verona, 1 agosto 1947. È la sera precedente al suo debutto in Italia sul palcoscenico dell’Arena con La Gioconda di Amilcare Ponchielli, quando una giovanissima Maria Callas (1923-1977) riceve dalle mani dell’imprenditore Giovanni Battista Meneghini un piccolo dipinto: un dono d’amore, un portafortuna. Maria ha 24 anni e quel debutto rappresenta il punto di partenza della sua storia artistica, l’inizio di un percorso che la porterà ad essere al contempo una delle più grandi cantanti della storia e un’icona di stile. 

A ricordarci quel debutto, celebrato dalle cronache dell’epoca per lo stupore della potenza vocale e per l’innata “sicurezza scenica” della Callas, rimane oggi quell’oggetto d’arte, quel piccolo gioiello: il dipinto raffigurante una Sacra Famiglia, attribuito al pittore veronese Giambettino Cignaroli (Verona, 1706-1770). Un’opera che, oltre al valore strettamente storico-artistico, è intrisa di suggestioni legate alla storia professionale e personale di Maria Callas. Come rivelano infatti molte fotografie che la ritraggono in camerino mentre si prepara ad entrare in scena o in momenti più intimi nelle sue case, da Verona a Sirmione, da Milano a Parigi, questo dipinto è una presenza costante, certamente l’opera che occupa il posto d’onore nella sua personale collezione d’arte, costituita anche da pezzi di primissimo ordine come le tele di Francesco Caroto e di Bonifacio Veronese.

La Sacra Famiglia del Cignaroli, per il suo valore simbolico, è l’unica opera indissolubilmente legata alla Callas, proprio perché donatale da Meneghini alla vigilia del suo atteso debutto italiano, un momento sospirato da anni e carico di aspettative. Maria arriva a Verona il 30 giugno 1947, proveniente da New York per prendere parte alle recite di La Gioconda di Amilcare Ponchielli. La sera dell’1 luglio è invitata a una cena al ristorante Pedavena con gli altri cantanti della produzione, con il responsabile della stagione lirica Gaetano Pomari, con il maestro Tullio Serafin, con l’Assessore Giuseppe Gambato. Con loro c’è anche un amico di Pomari, l’industriale veronese Giovanni Battista Meneghini che da quel momento inizia ad occuparsi di Maria, facendole scoprire Verona e le bellezze artistiche di Venezia. Fra i due nasce così un’immediata affinità che si trasforma ben presto, nonostante i 27 anni di differenza, in amore. È lo stesso Meneghini che, il 22 luglio di quel 1947, fa recapitare a Maria l’articolo con la sua prima intervista rilasciata a Il Gazzettino, sul quale aveva appuntato il suo numero di telefono, ed è lo stesso Meneghini a donarle quel quadretto con la Sacra Famiglia, un’immagine benaugurante per il suo debutto areniano, previsto per la sera del 2 agosto.

L’esito di quella prima serata in Arena è trionfale, così, visto anche il legame affettivo ormai creatosi con Meneghini, Maria trasforma quel dipinto nel suo personale talismano, un oggetto dal quale non si separerà più.

 

 

Gli altri spettacoli in Arena

Tra il 1947 e il 1954 Maria canta a Verona per un totale di 24 serate, interpretando opere come La Gioconda, Turandot, Aida, La Traviata, Il Trovatore e Mefistofele.

Turandot di Giacomo Puccini è certamente l’opera che più le portò fortuna nel 1948 e proprio in Arena, al fianco di Antonio Salvarezza e Nicola Rossi Lemeni, viene ricordata per le

 

“Note sovracute sopra orchestra, solisti e coro, una voce che dominava l’immenso spazio dell’anfiteatro”.

 

Nell’agosto del 1952, dopo i debutti a Firenze e in Messico, la Callas canta in Arena uno dei ruoli a lei più congeniali: Violetta Valery. La Traviata della Callas è già leggendaria e come ricorda Remo Schiavo nella cronaca di una recita veronese

 

“La cantante poco si curava delle sue generose forme, improbabili per una malata di tisi, sfoggiava costumi bellissimi, una recitazione da manuale drammatico affidata al volto mobilissimo, alle mani e a una chioma ora raccolta sulla testa, ora sparsa sulle spalle secondo i momenti del dramma di Violetta”.

 

 

La trasformazione estetica e artistica

Se le critiche alle performance vocali di Maria Callas in quei primi anni Cinquanta sono quasi sempre entusiastiche, i commenti sul suo aspetto fisico sono invece molto spesso sgradevoli. La Callas, con i suoi quasi 100 chili per 1 metro e 73 di altezza non rappresenta infatti un modello di leggiadria ed eleganza che, al contrario, esprime al meglio col suo canto. Nell'estate del 1953 un critico, con assoluta mancanza di tatto, commentando la sua performance nell'Aida in Arena scrive: “Impossibile notare la differenza tra le zampe degli elefanti e quelle di Aida”. Ed è così che, entro la primavera del 1954, Maria Callas decide di perdere 35 chili, trasformandosi dalla grassa cantante in un’icona di stile dalle sembianze divine. Da questo momento si intrecciano pettegolezzi e, a volte, false verità che attribuiscono l'incredibile dimagrimento della Callas all'intervento di un medico svizzero che aveva consigliato a Maria di ingoiare una tenia immersa in una coppa di Champagne. La notizia rimbalza immediatamente sui giornali e alcuni tentano di accaparrarsi il merito del prodigioso dimagrimento. Nel 1954 un articolo sponsorizzato riporta la falsa notizia che il merito del dimagrimento della Callas è da attribuire alla pasta fisiologica del pastificio Pantanella. Ovviamente è un’invenzione alla quale risponde una pronta querela dei coniugi Meneghini.

Questa trasformazione estetica di Maria coincide con la sua trasformazione artistica. La Callas appare, sul palco, ancora più sicura di sé. Ora, a fare da supporto alla sua incredibile voce, c'è anche il grande lavoro interpretativo che veicola attraverso il proprio corpo. Una crescita alla quale contribuiscono nel tempo anche grandi registi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli, con i quali sviluppa, oltre a una solida collaborazione, anche una profonda amicizia.

La scelta di diventare una vera diva la Callas l’ha compiuta in quell’estate veronese del 1952 quando, tra le recite di La Traviata e di La Gioconda, si reca a Milano e sale per la prima volta la scala di vetro che conduce alla sala prove dell’atelier di Biki (nome d’arte di Elvira Leonardi Bouyeure, Milano 1906-1999) in via Sant’Andrea n. 8. Alla Callas non bastava più essere solo una cantante promotrice di una prassi esecutiva moderna, ma sentiva chiaramente l’esigenza di essere allo stesso modo interprete, attrice e modello di eleganza. Il primo incontro tra la Callas e Biki era avvenuto qualche mese prima di quell’estate del 1952, in occasione di una serata a casa Toscanini, dopo la prima del 7 dicembre 1951 dell’opera I Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi diretti da Victor De Sabata. La Callas era apparsa in quell’occasione decisamente goffa, sgraziata, ma, tra il dicembre 1952 e la primavera 1954, si sottopone a un’intensa serie di massaggi e a una dieta rigorosa e tra una produzione operistica e l’altra trasforma gradualmente il suo fisico, arrivando a sfiorare i 54 kg.

 

L'ultima performance in Arena

L’ultima interpretazione della Callas sul palcoscenico dell’Arena coincide proprio con l’apparizione della “nuova” Callas, magra, elegante e raffinata che, con l’aiuto della sarta Biki e di suo genero Alain Reynaud - e in seguito di grandi couturier come Dior e Yves Saint-Laurent - si trasforma anche in un fenomeno di costume da imitare e idolatrare.

In quell’ultima estate a Verona nel 1954, Maria Callas canta nel Mefistofele di Arrigo Boito, interpretando il ruolo di Margherita, alla quale sono dedicate solo due scene (quella del giardino e quella del carcere). La critica dell’epoca ricorda in modo particolare la scena del carcere, nella quale la Callas cantava come in una sorta di sonnambulismo, quasi evocativo delle più celebri pazzie di Donizetti e Bellini. Un’interpretazione da consumata attrice tragica ma da quel momento, forse anche per la magrezza che le aveva mutato il fisico ma anche ridotto la potenza vocale, Maria Callas decide di non salire più sul palcoscenico dell’Arena. Da semplice cantante si era infatti già trasformata in diva assoluta al pari di figure femminili del Novecento, da Marilyn Monroe ad Elizabeth Taylor e poche altre, protagoniste loro malgrado di vite che mescolarono gioie e drammi, trionfi e sconfitte, degne del copione di un vero melodramma. Le immagini che immortalano la Callas in occasioni pubbliche e private, soprattutto dopo quel 1954, ci offrono scorci di un volto, di un’eleganza e di una personalità che esprimono perfettamente lo status di diva assoluta, capace di fondere come nessun’altra voce, tecnica, immagine, stile, recitazione, vita privata e pubblica. A differenza di altre protagoniste dello star system provenienti da un mondo intriso di cultura pop, la Callas appartiene però ad un mondo elitario, quello dell’opera lirica, ed è quindi ancora più sorprendente la forza con cui è riuscita a sedurre tutti, anche chi in un teatro non è mai entrato ma, ascoltando semplicemente il colore così intimamente famigliare della sua voce, può riconoscere immediatamente quella personalità che ha diviso il mondo dell’opera in b.C. – a. C.: Before Callas e After Callas.

 

Riferimenti Bibliografici

Massimiliano Capella, Maria Callas. The Exhibition, Milano 2016

Massimiliano Capella, Iconic Callas, Milano 2018

Massimiliano Capella, Un’opera divina per una voce leggendaria. La Sacra Famiglia di Giambettino Cignaroli, talismano di Maria Callas, in Dono d’amore. La Sacra Famiglia di Maria Callas nella Casa Museo, Rodengo Saiona (Bs) 2020

 

ENTI PROMOTORI

Fondazione Arena di Verona

Comune di Verona

Fondazione Paolo e Carolina Zani per l’arte e la cultura

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