Salome

Opera in 1 atto
di Richard Strauss
Condividi
+
recite concluse
img/icon_libretto.png

Libretto di

Hedwig Lachmann

img/icon_music.png

Musica di

Richard Strauss

img/icon_map.png

Teatro Filarmonico

Questo spettacolo è stato proposto per la Stagione Lirica 2017-2018, le recite sono concluse.

Salome
è l'ultimo titolo in programma per la Stagione Lirica 2017/2018 al Teatro Filarmonico. 
 

Salome rientra nel progetto Ritorno a Teatro, dedicato al mondo della scuola. Martedì 22 maggio alle ore 18:00 e giovedì 24 maggio alle ore 19:00 sarà presentato lo spettacolo in un breve incontro. Al termine del Preludio verrà offerto ai presenti un aperitivo prima di assistere alla rappresentazione.

Direttore d’orchestra Michael Balke

Regia Marina Bianchi

Scene Michele Olcese

Costumi Giada Masi

Movimenti mimici Riccardo Meneghini

Lighting designer Paolo Mazzon

Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese

Orchestra e Tecnici dell'Arena di Verona

Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona


Durata: Atto unico 1h 50’ circa

Marina Bianchi

Salome o il deserto dell’anima. Note di regia

L’opera nasce nel momento storico in cui compare la psicanalisi: L’interpretazione dei sogni di Freud è del 1899, pubblicato nel 1900, il dramma di Oscar Wilde viene rappresentato in prima mondiale nel 1896 mentre Salome di Strauss viene composta tra il 1902 e il 1905, la prima avverrà a Dresda nel 1905.

Salome è una giovane donna, allevata in un ambiente deviato da una madre incestuosa e lussuriosa e un patrigno corrotto dalla cupidigia. In questo universo non ci sono valori morali ma solo diffusa sete di piacere e imperioso soddisfacimento di bisogni ancestrali. Possiamo considerare Salome un vero e proprio tema-mito della fin de siècle, in cui si rispecchia ogni periodo di decadenza.

Salome è una ragazzina lunare, magnetica che – come tutti gli adolescenti – non ha ancora delineato in sé esatti confini di genere; vive un’adolescenza di greve femminilità in un orizzonte esclusivo di sorellanze, dove lo sguardo maschile prorompe con violenza generando un cortocircuito di vendetta.

Salome è il mito femminile, trasgressivo, folle, notturno, magico e inafferrabile. Salome, educata in un ambiente in cui la soddisfazione degli impulsi è assoluta, resta schiava delle proprie passioni. Salome brama Jochanaan nell’unico modo che conosce: la via carnale del desiderio proprio perché Jochanaan è la nemesi di Erode. Jochanaan è l’uomo puro che ha governato le passioni, il mistico, l’asceta al di sopra degli impulsi della carne e del vizio. In una notte di luna profumata della Galilea, non potendo ottenere la soddisfazione del piacere carnale, l’unico che conosce, Salome sfida ogni ragione e chiede la testa del Battista, come fosse una sublimazione erotica, un feroce senso di vendetta per la brama non soddisfatta.

In questo immaginario di erotismo pervasivo, l’opera è affollata di triangoli relazionali: Salome è figlia di Erodiade ma bramata dal patrigno (Erode), triangolo primario fonte di ogni efferatezza; tra Erode ed Erodiade si staglia ancora l’ombra del fratello morto, primo sposo di lei; il Paggio è l’amante di Narraboth, il quale è invaghito di Salome; Jochanaan soffre della dicotomia estrema tra le pulsioni erotiche e l’amore del suo Dio; ancora più profondo è il triangolo Erode-Salome-Jochanaan, motore delle storia.

Immagino Salome accompagnata da un suo doppio, un’amica del cuore, amante e compagna di intimità, interpretata da una danzatrice come un’eco del personaggio principale: una presenza che la precede e l’accompagna continuamente. Insieme a Salome e alla sua “anima” irrompono e partecipano all’azione altre due giovani donne-maschio che ricreano attorno a Salome l’immagine di un mondo di ragazze perverse su uno sfondo saffico.

L’azione si svolge, come indica il libretto, sulla terrazza antistante il palazzo di Erode in una notte di luna. La luna resta elemento fondante del poema sinfonico di Strauss, la luna accompagna la notte in cui tutto si compie.

Con Michele Olcese, scenografo, abbiamo ipotizzato un portico con colonne sormontato da lampadari, piazzato di fronte a una grande parete con delle porte che lasciano immaginare la sala interna in cui si svolge il banchetto di Erode. Sulla sinistra della scena si intravvede il cielo filtrato da una tenda, un elemento di separazione realizzato in un materiale speciale che permette di volta in volta la visione (o l’esclusione) dello spazio retrostante. La cisterna è un volume posto in primo piano sulla scena, accessibile tramite una scala, di materiale ferroso arrugginito.

Insieme a Paolo Mazzon per il disegno luci e Matilde Sambo per le immagini, abbiamo concepito questa notte di incubi e visioni sotto una luna che a poco a poco diventa sangue. Vedremo proiettate le espressioni di Jochanaan durante il suo delirio mistico mentre la voce in interno prorompe e allaga la notte. Sul cielo una grande luna invade completamente lo spazio, simbolo dell’eterno femminino e a tratti appaiono forme magmatiche di materiali infuocati.

Il costume, inventato e stratificato con Giada Masi, in linea generale mantiene alcuni elementi barbarici trasportati in uno stile duro e contemporaneo: i Soldati e le Guardie del corpo di Erode indossano costumi di pelle, corredati da anfibi e accessori che evocano gli anni ’30 del Novecento; gli Ebrei hanno abiti lunghi neri e cappelli come a Gerusalemme o a New York ai giorni nostri; Salome indossa una sottoveste di colore chiaro, lunare ed evanescente; il suo doppio, l’Anima, ha lo stesso costume in una versione più essenziale, quasi non “finita”; le Amiche che vivono con lei questa adolescenza perversa sono androgine e dalla sessualità liquida, in contrapposizione con i veli che lasciano intravvedere il corpo prepotentemente femminile della Principessa; Erodiade ha un abito dal colore più deciso: viola. Erode è rosso senza possibilità di scampo, regale e decadente al tempo stesso. I costumi del Paggio e di Narraboth evidenziano la stretta intimità del primo verso il secondo, entrambi sono soldati. Il corpo di Jochanaan è segnato visibilmente dalle tracce del suo cammino ascetico, esce dalla cisterna vestito con un abito completamente bianco.

La testa: il tema della testa viene ossessivamente anticipato dal volto proiettato di Jochanaan durante gli interventi vocali dalla cisterna. Salome vuole la testa perché innamorata delle parole che il Profeta grida nella sua lingua misteriosa. Le donne amano le parole. La parola nutre l’anima.

Salome, ragazza desiderata da Erode, uomo anziano e senza freni, figlia di sua moglie Erodiade e di suo fratello, primo sposo di lei, ottiene la liberazione dal desiderio innamorandosi delle parole che il profeta Jochanaan le vomita addosso durante il loro strano incontro in una notte di luna. La testa sostituisce il corpo.

Atto unico

Scena prima

È notte, la luna illumina la grande terrazza del palazzo di Erode, attigua alla sala dove il tetrarca di Galilea ha chiamato a banchetto nobili ebrei, egizi e romani. Sul fondo, un gruppo di guardie piantona una cisterna dove è rinchiuso Jochanaan, il Battista. Il paggio di Erodiade e i soldati parlano della bellezza della principessa Salome, figlia di Erodiade e figliastra di Erode, verso la quale il capitano delle guardie, Narraboth, prova un’attrazione irresistibile. Il paggio lo invita a non guardarla troppo, perché potrebbe accadere qualcosa di tremendo. All'improvviso, dal fondo della cisterna si sente la voce di Jochanaan che annuncia l'arrivo del Messia. I soldati si chiedono se sia un pazzo o un profeta e, ligi all'ordine di Erode, impediscono a chiunque l'accesso, finché dalla sala del banchetto si avvicina Salome.

Scena seconda

La giovane principessa è uscita perché irritata dagli sguardi insistenti del patrigno e dalla volgarità degli ospiti. Mentre guarda incantata la luna, resta colpita dalla voce misteriosa di Jochanaan, che continua a gridare le sue profezie. Salome è affascinata da quell'uomo che lancia anatemi contro la madre Erodiade e annuncia la fine del regno di Erode: chiede di vederlo e di potergli parlare, ma le guardie si rifiutano di violare l'ordine ricevuto. La giovane si rivolge quindi a Narraboth: si è accorta dell'ammirazione che il giovane capitano ha per la sua bellezza e lo prega di condurre Jochanaan alla sua presenza. Poco dopo Narraboth cede al potere seduttivo di Salome e ordina di far salire il profeta dalla cisterna.

Scena terza

Compare Jochanaan, scarno, terribile nella sua maestà. Salome prima indietreggia atterrita, poi si avvicina e lo ascolta, affascinata, mentre inveisce contro Erode e la regina adultera. Presa da un’improvvisa e morbosa passione, la principessa contempla le fattezze del profeta e mormora parole di lussuria. Nonostante Narraboth la supplichi di non provocare il Battista, lei tenta di avvicinarsi: vorrebbe toccargli il corpo, i capelli, baciarlo sulle labbra, ma Jochanaan la respinge. Intanto Narraboth, combattuto fra la gelosia d’amore e la consapevolezza di aver trasgredito gli ordini di Erode, si pugnala. Impassibile, Salome continua a ripetere di voler baciare Jochanaan, che però la allontana con ribrezzo e, dopo averla maledetta, ridiscende nella cisterna.

Scena quarta

Giungono sulla terrazza Erode ed Erodiade con la corte. Il tetrarca, ormai accecato dalla libidine, cerca Salome e non ascolta l’invito della consorte a rientrare. È profondamente turbato: distratto dalla visione della luna, che gli sembra una donna lussuriosa, scivola sul sangue di Narraboth. Lo assale un brutto presagio e ordina quindi di portare via il cadavere. Poi offre vino e frutta a Salome, la invita a sedersi sul trono con lui, ma la ragazza rifiuta. Intanto, dalla cisterna, Jochanaan continua a scagliare implacabile le sue profezie: Erodiade vorrebbe che fosse consegnato agli ebrei, ma Erode – pavido e superstizioso – rifiuta una volta per tutte sostenendo che si tratta di un santo, di un uomo che ha visto Dio. L'affermazione viene confutata teologicamente da cinque ebrei, mentre a difesa del Battista intervengono due nazareni che testimoniano sulla veridicità delle sue affermazioni sul Redentore. Si alza ancora una volta la voce di Jochanaan, Erodiade ordina di farlo tacere ma Erode, indifferente a tutto, per allontanare i presagi e la tristezza invita con insistenza Salome a danzare per lui. La giovane rifiuta con ostinatezza, ma alla fine, ottenuta la promessa che qualsiasi suo desiderio sarà soddisfatto, accetta. Dopo aver eseguito con movenze sensuali la danza dei sette veli, Salome chiede come ricompensa la testa di Jochanaan su un vassoio d'argento. Erodiade esulta compiaciuta, mentre il tetrarca inorridisce: prima si rifiuta di accontentare la ragazza, poi la implora di rinunciare alla sua pretesa, offrendole in cambio tesori di valore inestimabile. Irremovibile, Salome chiede per sette volte la testa del profeta finché Erode, vinto, ordina di eseguire la condanna; Erodiade gli sfila dal dito l'anello della morte e lo consegna al carnefice. Dopo attimi di angosciosa attesa, dalla cisterna appare il braccio del boia con il piatto contenente la testa di Jochanaan: Salome l'afferra, la fissa inebriata e, al culmine di una macabra eccitazione, bacia senza ritegno la bocca esangue del profeta. Inorridito, Erode dà ordine di ucciderla: i soldati accorrono e schiacciano Salome sotto il peso dei loro scudi.

(di Roberto Mori)

Salome

ERODE
Kor-Jan Dusseljee

ERODIADE
Anna Maria Chiuri

SALOME
Nadja Michael
(20, 24, 27/05)
Madina Karbeli (22/05)

JOCHANAAN
Fredrik Zetterström

NARRABOTH
Enrico Casari

UN PAGGIO DI ERODIADE
Belén Elvira

CINQUE GIUDEI
Nicola Pamio

Pietro Picone

Giovanni Maria Palmia

Paolo Antognetti

Oliver Pürckhauer

DUE NAZARENI
Romano Dal Zovo

Stefano Consolini

DUE SOLDATI
Costantino Finucci

Gianfranco Montresor

UN UOMO DELLA CAPPADOCIA
Alessandro Abis

UNO SCHIAVO
Cristiano Olivieri

TURNO A - Domenica 20/05/18 ore 15:30

TURNO B - Domenica 27/05/18 ore 15:30

TURNO C - Martedì 22/05/18 ore 19:00

TURNO D - Giovedì 24/05/18 ore 20:00