Il Trovatore

Dramma in 4 atti
di Giuseppe Verdi
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recite concluse
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Libretto di

Salvatore Cammarano

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Musica di

Giuseppe Verdi

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Durata

2.45 Ore circa - intervalli inclusi

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Arena di Verona

Dal 6 agosto, per 4 serate, va in scena Il Trovatore nel suggestivo allestimento di Franco Zeffirelli.

Direttore Daniel Oren

Regia e scene Franco Zeffirelli

Costumi Raimonda Gaetani

Coreografia El Camborio
ripresa da Lucia Real

Maestro d’armi Renzo Musumeci Greco

Maestro del Coro Vito Lombardi

Coordinatore del Corpo di ballo Gaetano Petrosino

Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia


Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e tecnici dell’Arena di Verona

PARTE I – Il duello

Nell’atrio del palazzo dell’Aliaferia, a Saragozza, un gruppo di guardie assonnate attende il rientro del Conte di Luna. L’uomo sorveglia gli appartamenti di Leonora, dama della regina d’Aragona. È ossessionato dalla gelosia e teme che la giovane sia sedotta da un misterioso trovatore che ogni notte canta nei giardini del palazzo.

Per tenere svegli i suoi uomini, Ferrando, capitano delle guardie, racconta la paurosa vicenda che grava sul destino della famiglia. È la storia di una zingara - condannata al rogo per stregoneria dal padre del Conte di Luna - e della figlia Azucena che, per vendetta, rapisce uno dei due figli del nobile e lo brucia nello stesso luogo dov’è arsa la madre. Tutti maledicono Azucena: di lei si sono perse le tracce, ma l’attuale Conte, dopo che il padre è morto di dolore, continua a cercarla.

Suona la mezzanotte. I soldati, superstiziosi, sono convinti che il fantasma della zingara arsa viva infesti ancora il castello.

Nei giardini del palazzo, Leonora aspetta il trovatore. All’amica Ines svela i segreti del cuore: racconta di averlo conosciuto durante un torneo di cavalieri, poi la guerra civile spagnola li ha separati. Ora il giovane è ritornato e la visita ogni notte dedicandole una serenata. Lo ama a tal punto che è disposta a morire per lui.

Le donne rientrano nelle loro stanze e arriva il Conte di Luna con l’intenzione di dichiararsi a Leonora. Si arresta quando, in lontananza, risuona la voce del trovatore. Di colpo la situazione si fa incandescente. Leonora ritorna precipitosa in giardino e ingannata dall’oscurità finisce tra le braccia del Conte. L’equivoco si chiarisce con l’apparizione del trovatore che rivela la sua identità: è Manrico, non solo un rivale in amore, ma anche un pericoloso avversario politico del Conte. I due si sfidano a duello, Leonora cade svenuta.

PARTE II – La gitana

In un accampamento tra i monti della Biscaglia, gli zingari lavorano martellando sulle incudini. Arde un grande fuoco. Con l’occhio fisso sulle fiamme, Azucena intona una canzone lugubre: ha un’ossessione interiore, che la porta a rievocare continuamente il rogo della madre. Le è accanto Manrico, rimasto ferito dopo aver vinto il duello con il Conte di Luna. Azucena gli racconta la storia già descritta da Ferrando, rivivendo la tragedia dal suo punto di vista. Per vendicare la madre, in un raptus aveva rapito dalla culla il secondogenito del vecchio Conte, ma presa dall’angoscia lo aveva scambiato per errore con il proprio figlio nel momento di gettarlo tra le fiamme.

Sconcertato, Manrico le chiede allora di chi lui sia figlio. Azucena si riprende, cerca di ritrattare la confessione involontaria, lo invita a non dare ascolto a parole senza senso. Quasi spinto da un richiamo inconscio, il ragazzo le racconta che dopo aver vinto in duello il Conte, una voce misteriosa lo ha indotto a risparmiargli la vita. La zingara gli fa giurare che la prossima volta non ascolterà quella voce e lo incita a farsi strumento della sua vendetta.

Arriva un messaggero: Leonora, credendo morto Manrico, sta per farsi suora. Il giovane, nonostante la madre cerchi di fermarlo, si precipita in convento per impedire a Leonora di prendere i voti.

Al convento, vicino alla rocca di Castellor, è già arrivato il Conte di Luna, nascosto nell’ombra insieme con le sue guardie. Vuole rapire Leonora, ma il piano viene sventato da Manrico, che irrompe con i suoi seguaci tra lo stupore generale: tutti lo credevano morto. Dopo aver disarmato il Conte e i suoi, il trovatore fugge con la giovane.

PARTE III – Il figlio della zingara

Vigilia di battaglia. Le truppe del Conte bivaccano nell’accampamento vicino a Castellor, la fortezza in mano ai ribelli dove si sono rifugiati Manrico e Leonora. I soldati fermano una zingara credendola una spia. È Azucena. Mentre il Conte di Luna la interroga, Ferrando riconosce in lei la donna che tanti anni prima aveva rapito il fratello del Conte. Sottoposta a tortura, Azucena si tradisce invocando nella disperazione il nome di Manrico perché venga a salvarla. Il Conte capisce di avere in mano non solo la responsabile della morte del fratello, ma anche la madre del rivale. La zingara viene condannata al rogo.

All’interno della fortezza, Manrico e Leonora stanno per sposarsi. La giovane è agitata da brutti presentimenti, Manrico cerca di tranquillizzarla ma anche in lui prevale un senso di rassegnazione. Mentre stanno entrando in chiesa per il rito, arriva la notizia che Azucena è stata catturata e sta per essere bruciata viva. Manrico chiama a raccolta i suoi uomini e, con slancio eroico, corre a salvare la madre.

PARTE IV – Il supplizio

Dopo la sconfitta, Manrico si trova rinchiuso con Azucena nel Palazzo dell’Aliaferia. Leonora, che era riuscita a far perdere le sue tracce, raggiunge di notte la torre dove il trovatore è prigioniero, decisa a salvargli la vita. È pronta a tutto, anche a concedersi al Conte di Luna, che ha già condannato Manrico alla decapitazione e la zingara al rogo. Ottenuta dal Conte la promessa che Manrico sarà salvo, Leonora prende di nascosto un veleno contenuto nel suo anello.

In una cella buia, Azucena non riesce a dormire, è ossessionata dal ricordo della madre e delle fiamme. Manrico la consola finché la donna si assopisce, cullandosi nell’illusione di ritornare un giorno alla vita libera e alla tranquillità dei loro monti. Entra precipitosamente Leonora, portando un clima di momentanea speranza: è venuta a liberare Manrico, ma lei non lo può seguire. Lui si insospettisce e la accusa di avergli procurato la libertà tradendo il loro amore. Tuttavia, quando vede gli effetti del veleno, si rende conto della fedeltà di Leonora e prova rimorso. La giovane gli muore tra le braccia. Il Conte ha visto tutto e capisce di essere stato ingannato, manda Manrico al patibolo e obbliga Azucena ad assistere all’esecuzione. Ma la zingara, trionfante, svela il mistero al Conte: Manrico era suo fratello. La madre, finalmente, è vendicata.

locandina trovatore 2016

Il Conte di Luna
Artur Rucinsky (6/8)
Dalibor Jenis (10, 13/8)
Simone Piazzola (26/8)

Leonora
Hui He (6, 10, 13, 26/8)

Azucena Violeta Urmana

Manrico
Marco Berti (6, 10, 13/8)
Murat Karahan (26/8)

Ferrando Sergey Artamonov

Ines Elena Borin

Ruiz Antonello Ceron

Un vecchio zingaro Victor Garcia Sierra

Un messo Cristiano Olivieri