Ernani al Teatro Filarmonico fino al 21 dicembre 2025

Teatro gremito alla prima: l’opera romantica di Verdi replica il 17, il 19 e il 21 dicembre

Mercoledì 17 dicembre all’applaudito cast della prima si aggiunge il tenore Paolo Lardizzone, al debutto nei panni dell’eroe del titolo.

Nello spettacolo visivamente potente di Stefano Poda si confermano Amartuvshin Enkhbat, Olga Maslova e Vitalij Kowaljow, diretti con Orchestra e Coro di Fondazione Arena da Paolo Arrivabeni. Antonio Poli torna titolare nelle ultime due rappresentazioni di venerdì 19 e domenica 21 dicembre.

Un momento cruciale tra un mondo passato in rovina e un mondo nuovo e misterioso. Luci, scene, materiali e movimenti dello spettacolo di Stefano Poda portano lo spettatore in una simbolica Bataille d’Hernani come fu quella vera e sconvolgente scatenata dal dramma di Victor Hugo. Classici contro romantici, tumulti e censure, fino a conquistare l’Europa e l’interesse di Verdi, che ne fece la sua quinta opera. Dopo vent’anni, domenica 14 dicembre è tornato a Verona Ernani, nuova produzione di Fondazione Arena per la chiusura della Stagione Lirica 2025 al Teatro Filarmonico di Verona. E vi rimane, con la grande musica verdiana, fino al 21 dicembre.

 

In scena una prestigiosa compagnia di canto già apprezzata sui maggiori palcoscenici del mondo: nel ruolo del titolo debutta il tenore Paolo Lardizzone (17 dicembre) in alternanza con Antonio Poli (19 e 21 dicembre). L’amata Elvira è interpretata dal soprano Olga Maslova, Re Carlo dal baritono Amartuvshin Enkhbat e Silva dal basso Vitalij Kowaljow. Nei ruoli di fianco Elisabetta Zizzo (Giovanna), Saverio Fiore (Don Riccardo), Gabriele Sagona (Jago). L’Orchestra di Fondazione Arena e il Coro preparato da Roberto Gabbiani sono diretti da Paolo Arrivabeni, nell’edizione critica dell’opera per la prima volta al Filarmonico. Lo spettacolo, dal forte impatto simbolico, coinvolge diversi mimi e figuranti, con nuove sfide per i Tecnici areniani. A firmarne regia, scene, costumi, luci e movimenti mimici è Stefano Poda, già Premio Abbiati 2024 per il miglior spettacolo d’opera, creatore in Arena dell’Aida “di cristallo” e dell’ultimo Nabucco “atomico”, con l’assistenza di Paolo Giani Cei. Una collaborazione con l’Opera National Capitole Toulouse che ha contribuito per le scene e con il Teatro Regio di Torino per i costumi. Dopo la rappresentazione di mercoledì 17, ultime imperdibili repliche il 19 e 21 dicembre.

 

A gennaio prenderà il via la nuova Stagione artistica 2026 del Teatro Filarmonico, con sette tra opere e balletti e otto appuntamenti sinfonici: già in vendita nuovi abbonamenti, speciali carnet e biglietti per ogni spettacolo, sul sito https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle biglietterie di via Dietro Anfiteatro e di via Roma.

 

BCC Veneta si conferma main sponsor della Stagione Artistica di Fondazione Arena al Teatro Filarmonico.

 

Sull’opera. Eroico e belcantistico, lirico e battagliero, amatissimo dalle grandi voci e tale da infuocare i loggioni di tutta Italia, Ernani è ancora oggi un titolo sfuggente alle etichette. “È l’opera più perfetta delle minori o la meno innovativa delle maggiori?” si chiede Angelo Foletto nel nuovo programma di sala (disponibile dal 14 dicembre anche con testi di Alberto Mattioli, Giorgio Gualerzi e Stefano Poda). Ernani è la quinta opera del catalogo verdiano, la prima scritta per un teatro che non fosse la Scala: la commissione al trentenne Verdi arrivò dalla veneziana Fenice e favorì l’incontro col quasi coetaneo Francesco Maria Piave, all’epoca direttore degli spettacoli e librettista poco più che debuttante. Ne nacque (dopo lunga trattativa per il cast) l’iper-romantico Ernani, che esordì il 9 marzo 1844, e una lunga collaborazione, fra tirannide e amicizia, per alcuni dei maggiori capolavori di sempre, tra cui Macbeth, La Traviata, Rigoletto. Un’opera che continuò a circolare anche nei decenni successivi in tutto il mondo accanto ai titoli più maturi, conquistando le maggiori voci del Novecento, tenorili in primis, e che a Verona trionfò nel 1972 in Arena con Corelli, Ligabue, Cappuccilli e Raimondi. Anche al Teatro Filarmonico, nell’ultimo mezzo secolo, una volta sola nel 2005. Ed ora, con grandi voci del panorama internazionale, in scena con una nuovissima produzione di Fondazione Arena curata in ogni aspetto da Stefano Poda. Con Ernani Verdi sperimentò una nuova drammaturgia: in primo piano non sono più i grandi affreschi corali di Nabucco o I Lombardi, pur presenti, ma iconiche figure singole, i forti personaggi dalla vocalità precisa che diventeranno archetipi del grande melodramma romantico. Il tenore-eroe, il soprano angelicato ma impavido, il baritono-rivale, il basso simbolo di maturità e potere. Tutto questo è il mezzo per un soggetto vigoroso, in cui l’azione scorre precipitosa, quasi brutale, nel suo avvicendarsi di agnizioni, promesse, duelli, irruzioni (anche collettive, come il celeberrimo coro dei congiurati Si ridesti il Leon di Castiglia), e la ricca vena melodica di Verdi si inserisce personalmente in una lunga tradizione operistica che affonda le radici nel Belcanto. Per questo, e per la prassi esecutiva del Novecento, è sempre stato arduo definire la vocalità dei protagonisti, a cominciare dal tenore.

 

La trama in breve. Spagna 1519. L’anziano Ruy Gomez de Silva sta per sposare la giovane nipote Elvira, la quale però ama, ricambiata, Ernani, nobile decaduto e da anni guida di un gruppo di banditi. Della bella e coraggiosa donna è innamorato anche il re di Spagna, acerrimo nemico della famiglia di Ernani: Carlo d’Asburgo, che approfitta del suo potere per rapire Elvira. Silva ed Ernani si coalizzano contro l’ingiustizia subìta, ad un patto: il prezzo è la testa di Ernani che, per onore, lo stesso bandito offre al vecchio nobile. Ad Aquisgrana, mentre diversi congiurati tramano contro di lui, Carlo è nominato imperatore del Sacro Romano Impero. La sua clemenza permette a Elvira ed Ernani di coronare il loro amore. Ma arriverà il momento di onorare il patto di sangue.     

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