Il fine settimana è all’insegna della grande musica, con il sesto Concerto in programma per la Stagione Sinfonica 2011-2012 al Teatro Filarmonico. Venerdì 3 febbraio alle ore 20.30, con replica sabato 4 febbraio alle 17.00, il Maestro Julian Kovatchev dirige l’Orchestra dell’Arena di Verona nel celebre Concerto n. 1 in si bemolle minore per pianoforte e orchestra op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Protagonista indiscusso il virtuosismo al pianoforte del trentenne moscovita Alexander Kobrin, per la prima volta sul palco del Filarmonico di Verona. Completa il programma la Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore op. 100 di Sergej Prokof’ev.
Completata nel dicembre 1874, la partitura del Concerto n. 1 di Čajkovskij è dedicata al grande virtuoso del pianoforte e direttore d’orchestra Hans von Bülow, che ne cura la prima esecuzione mondiale a Boston il 25 ottobre 1875. Le sonorità possenti del pianoforte, strumento romantico per eccellenza, accompagnate alla melodicità degli archi aprono il primo tempo del Concerto, il più noto al pubblico che potrà riascoltarlo al Filarmonico dopo un’assenza di 15 anni. Evidente subito a seguire il tema ritmato che richiama il motivo popolare ucraino detto Canto dei ciechi, per poi proseguire in un dialogo tra pianoforte solista e orchestra. Il secondo tempo, inizialmente più liquido e trasognato, si fa più giocoso e vivace nella parte centrale. Il Finale del Concerto si chiude con un Allegro con fuoco, dal ritmo danzante ispirato agli stilemi del folclore russo.
La Sinfonia n. 5 di Prokof’ev, proposta al Filarmonico soltanto nel 2003, ci riporta in pieno Novecento. Composta nel 1944, a quindici anni di distanza dalla Quarta, viene eseguita per la prima volta a Mosca il 13 gennaio 1945 sotto la direzione dello stesso compositore, alla sua ultima comparizione in pubblico. La Quinta, connotata da un forte patriottismo e da un impianto più teatrale che sinfonico in senso stretto, celebra l’esultanza per la progressiva liberazione della Russia dalle truppe tedesche: da un Andante cantabile iniziale più malinconico, sfocia in un’atmosfera trionfale nella coda conclusiva del primo movimento, che permane anche nell’entusiastica ispirazione delle parti successive. La Sinfonia n. 5, ne dirà lo stesso Prokof’ev, è concepita come consapevole «coronamento di tutto un lungo periodo di lavoro», ergendosi addirittura a monumento «della grandezza dell'animo umano»: «Nella Quinta Sinfonia ho voluto cantare l’uomo libero e felice, la sua forza, la sua generosità e la purezza della sua anima».
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