Giuseppe Giacosa 

Compositore (1847 - 1906)

Oltre che per la sua principale attività come scrittore e commediografo, Giacosa va ricordato anche per il suo ricco contributo alla stesura di importanti testi operistici.

La sua formazione iniziale subì prevalentemente l'influenza del padre che lo avviò agli studi di Giurisprudenza, essendo lui stesso un influente magistrato. Dopo aver conseguito la laurea nel 1868, Giacosa cominciò il suo praticantato nello studio legale del padre: fu proprio in questi anni che il giovane ebbe l'opportunità di frequentare l'ambiente letterario torinese, stringendo amicizia soprattutto con quegli scrittori come Sacchetti, Boito e Camerana, che frequentavano la società "Dante Alighieri".

Il suo primissimo esordio come letterato diede vita ad alcuni semplici "proverbi drammatici" Non dir quattro se non l'hai nel sacco, ma fu soltanto dopo il 1870 che Giacosa riuscì a riscuotere un discreto successo con copioni generalmente in versi martelliani che rievocano nostalgicamente un idealizzato e pittoresco Medioevo. Si ricordano qui, oltre alla sua prima e fortunatissima opera Una partita a scacchi (1873), commedia in versi d'ambientazione medievale, il Trionfo dell'Amore (1875), Fratello d'Armi (1887) e Il marito amante della moglie (1876), unico pezzo d'influenza goldoniana. Nello stesso periodo Giacosa si avventurò anche sul fronte giornalistico, iniziando ad offrire la sua collaborazione a giornali e riviste.

Nel 1888 si trasferì a Milano, dove gli venne non solo affidato l'incarico di direttore della Scuola di recitazione filodrammatica, ma anche assegnata la cattedra di Letteratura drammatica e recitazione al Conservatorio. Soltanto quando alcuni dei suoi testi teatrali iniziarono a riscuotere successo, lasciò l'insegnamento per dedicarsi a scrivere per il teatro a tempo pieno. In questo periodo Giacosa diede vita a testi d'orientamento naturalistico ispirati a temi d'attualità, come per esempio uno dei suoi capolavori Tristi Amori (1887), ma si affrettò ben presto a temperare la violenza naturalistica con un tono più crepuscolare, come per esempio in Come le Foglie che risente anche della lezione ibseniana, più esplicita in I Diritti dell'Anima (1904) e Il più forte (1904).

Oltre a questi testi teatrali, che fanno di lui uno dei più significativi scrittori del tardo Novecento, è doveroso ricordare alcune raccolte di racconti (Novelle e paesi valdostana, 1886), ma soprattutto i libretti scritti in collaborazione con Luigi Illica per le più famose opere di Puccini: La Bohème (1896), Tosca (1899), Madama Butterfly (1903).

Morì a Torino nel 1906.

 
 
 
In scena
Un Ballo in mascheraGiovedì 31 Luglio
alle ore 21:00
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