Gioachino Rossini 

Compositore (1792 - 1868)

Rossini nacque a Pesaro il 29 febbraio 1792 in una famiglia di musicisti: il padre era trombettista in numerose bande e orchestre, mentre la madre era una cantante. Fu così che Gioachino ebbe l'opportunità di crescere in un ambiente familiare alla musica e alla vita di teatro. Spesso il bambino veniva lasciato con la nonna materna mentre i genitori erano in tournée nei vari teatri della regione.
Già da piccolo Gioachino cantava e leggeva la musica con facilità. Nel 1802 la famiglia si trasferì a Lugo e dopo qualche tempo a Bologna, dove i Rossini si stabilirono permanentemente. Qui Gioachino prese lezioni private di musica: isuoi progressi furono molto rapidi e nel 1806 entrò al Liceo Musicale dove frequentava corsi di canto, violoncello, pianoforte e contrappunto. Nello stesso anno entrò con il padre all'Accademia Filarmonica, un grande onore per un ragazzo così giovane. Durante gli anni di studio Rossini non compose molto: scrisse soltanto alcuni brani strumentali, della musica sacra e una cantata che, nonostante fosse di dubbio valore artistico, gli fece vincere un premio al Liceo. La prima opera del compositore fu Demetrio e Polibio che venne però rappresentata solo nel 1812, dopo che altre quattro opere gli avevano già assicurato una certa notorietà. Nel 1810 la carriera operistica del compositore ebbe davvero inizio quando il Teatro San Moisè di Venezia gli commissionò la composizione della musica per la farsa in un atto di Gaetano Rossi, La cambiale di matrimionio. Cinque delle prime nove opere di Rossini furono scritte per questo stesso teatro.

L'opera seguente di Rossini fu L'equivoco stravagante, rappresentata a Bologna nel 1811. Nel 1812 la prima de L'inganno felice, il primo lavoro di Rossini che riscosse veramente grande successo, ebbe luogo a Venezia. A questi lavori iniziali seguirono rapidamente numerose commissioni da parte di altri teatri. Rossini compose poi la sua opera sacra Ciro in Babilonia, seguita da La Scala di seta. La prima della sua opera in due atti La pietra del paragone fu rappresentata al Teatro alla Scala di Milano nel 1812. Probabilmente la migliore farsa di Rossini fu Il Signor Bruschino, composta poco dopo La pietra del paragone.

Le prime due opere di Rossini che gli fecero guadagnare riconoscimenti internazionali (Tancredi, rappresentata nel 1813 e L'italiana in Algeri, rappresentata per la prima volta nel 1813) furono consecutivamente composte per i teatri veneziani. Da quel momento in poi per il compositore la fama fu assicurata. In seguito Rossini trascorse un certo periodo a Milano per curare l'allestimento e riadattare i suoi due successi veneziani per il Teatro Re e per comporre altre due opere per La Scala, Aureliano in Palmira (1813) e Il turco in Italia (1814).

Intorno al 1815 le opere di Rossini venivano eseguite praticamente ovunque, tranne che a Napoli, dove si era poco inclini ad accogliere un artista settentrionale nel mondo di Cimarosa e dell'allora ancora vivente Paisello. In ogni caso, Domenico Barbaia, un influente impresario dei teatri napoletani, nel tentativo di rivitalizzare la vita operistica della città, invitò Rossini perché vi lavorasse come direttore musicale e artistico, nonché per comporre per i suoi teatri. La stagione rossiniana a Napoli fu inaugurata dall'opera Elisabetta, regina d'Inghilterra (1815), ma in questo periodo il compositore scrisse in realtà anche per altre città alcuni dei suoi maggiori lavori, tra i quali ricordiamo le due opere comiche, Il barbiere di Siviglia (forse in assoluto la migliore tra tutte le opere comiche mai composte) e La Cenerentola, e le due opere semiserie, Torvaldo e Dorliska e La gazza ladra. Subito dopo la prima di Elisabetta, il compositore si recò a Roma, dove nel dicembre del 1815 Torvaldo e Dorliska aprì la stagione carnevalesca al Teatro Valle.

Fu tra il 1817 e il 1822 che Rossini scrisse la maggior parte delle sue opere più significative, tra le quali ricordiamo Armida nel 1817, Mosè in Egitto nel 1818, Ricciardo e Zoraide, ancora nel 1818, Ermione e La donna del lago nel 1819, Maometto II nel 1820 e Zelmira nel 1822. Le opere composte per i teatri napoletani risultarono di gran lunga superiori a tutti gli altri lavori rossiniani. Un'eccezione è Matilde di Shabran, rappresentata a Roma nel 1821, considerata un'opera di alta qualità.

Mentre si trovava a Napoli, Rossini iniziò una relazione con Isabella Colbran, un soprano che cantava nelle sue opere e probabilmente già l'amante di Barbaia al momento del suo arrivo in città. La Colbran e Rossini si sposarono a Bologna nel 1822. Poiché il valore artistico delle sue opere era ormai stato riconosciuto a livello internazionale, in questo periodo Rossini ricevette numerose offerte di collaborazione sia da parte della Francia che dell'Inghilterra. Grazie all'aiuto di Barbaia fu organizzato un festival rossiniano. Rossini si recò poi a Vienna, ma una volta tornato in Italia, vi restò per un anno, fino all'autunno del 1823. Su invito del principe Metternich, verso la fine del 1822 Rossini compose due cantate in occasione del Congresso di Verona. La sua opera Maometto II venne rappresentata con alcune modifiche a Venezia; nello stesso periodo scrisse inoltre Semiramide, la sua ultima opera per i palcoscenici italiani. Nell'autunno del 1823 i Rossini partirono per Parigi dove si trattennero brevemente per poi proseguire per Londra, dove venne organizzata una stagione rossiniana al teatro reale. Nonostante molte delle sue opere non riscossero molto successo nella capitale britannica, il compositore riuscì comunque a guadagnarsi da vivere partecipando alle riunioni musicali del palazzo reale organizzate dagli aristocratici inglesi che, non solo lo ricompensavano per la sua compagnia, ma che lo avevano anche assunto al loro servizio come insegnante di musica per i loro figli. Nell'estate del 1824 i Rossini si trovavano a Parigi, dove Gioachino accettò l'incarico di direttore del Théâtre-Italien. Sia per questo teatro sia per l'Opéra a Rossini venne offerto un contratto per inscenare le sue vecchie produzioni, introdurre altre opere italiane e comporne di nuove. I Rossini si stabilirono così a Parigi e impararono il francese. Per il teatro Gioachino compose Il viaggio a Reims, rappresentata nel 1825; nelle due opere, Le Comte Ory (1828) e Guillaume Tell (1829), il compositore riuscì a combinare gli stili operistici italiano e francese. Alla sua ultima opera, Guillaume Tell, seguì un lungo periodo di silenzio da parte del compositore.

Il rapporto tra Rossini e la moglie si stava inasprendo e dopo il lancio del Guillaume Tell e una vacanza a Bologna, Gioachino fece ritorno a Parigi da solo, dove negli anni seguenti si trattenne per molto tempo per negoziare con le corti alcune questioni finanziarie, che si riferivano a un accordo firmato dal governo di Carlo X, deposto durante la rivoluzione del 1830. A Parigi compose lo Stabat mater e le Soirées musicales, ma nient'altro di significativo. Intorno al 1832 il compositore si ammalò e questi suoi disturbi durarono per più di 25 anni.

Dopo aver sistemato le sue questioni finanziarie, nel 1836 Rossini lasciò Parigi per tornare a Bologna. Durante il suo lungo periodo di malattia Rossini fu accudito da Olympe Pélissier, con la quale aveva iniziato una relazione già dai primi anni del 1830. All'inizio dell'anno seguente la donna lo raggiunse a Bologna e insieme, durante l'inverno tra il 1837 e il 1838, Rossini e Olympe aprirono un salotto musicale a Milano, dove venivano organizzate numerose serate musicali. La morte del padre nel 1839 contribuì tuttavia notevolmente a logorare le già deboli forze di Gioachino: l'unica attività che intraprese in questo periodo fu così quella di consulente onorario al Liceo Musicale di Bologna, nel tentativo di rigenerare il conservatorio e di svilupparne il programma di studio. Sebbene il suo ruolo all'interno del liceo fosse piuttosto irrilevante e non richiedesse sforzi particolari, la salute cagionevole del compositore richiedeva cure e attenzioni costanti.

Dopo la morte di Isabella, la prima moglie di Rossini, nel 1846 la relazione del compositore con Olympe ebbe felice epilogo nel matrimonio. Quando, dopo i movimenti rivoluzionari che avevano scosso l'Italia nel 1848, Rossini non si trovò più d'accordo con molte delle persone che conosceva a Bologna, Gioachino e Olympe si trasferirono a Firenze. Alla fine, dopo alcuni anni, nel 1855 i Rossini decisero di far ritorno a Parigi, dove la salute del compositore migliorò notevolmente. Qui Rossini si comprò un fazzoletto di terra nei dintorni di Passy, dove fece poi costruire una villa. A Parigi Rossini gestiva un elegante salotto; qui finalmente incominciò a comporre di nuovo: scrisse più di 150 pezzi per pianoforte, canzoni e brevi ensembles. Il compositore stesso definì queste composizioni come i suoi Péchés de vieillesse, i 'Peccati di vecchiaia'. Tra queste composizioni ricordiamo il lavoro più fine della sua tarda produzione, la Petite messe solennelle, scritta per dodici voci, due pianoforti e armonium. In questo lavoro è ben evidente l'influenza di Bach.

Rossini trascorse i suoi ultimi anni di vita ritirandosi dalla vita pubblica, ma restando pur sempre un compositore molto stimato. La sua fama si basava su opere e composizioni completate 40 anni prima, ma anche i lavori scritti dopo il suo prolungato silenzio furono comunque molto apprezzati e composizioni come la Petite Messe Solennelle vengono ancora oggi eseguite a livello internazionale.

Gioachino Rossini si ammalò gravemente nell'autunno del 1868. Dopo poco tempo, il 13 novembre, morì nella sua villa a Passy. In migliaia parteciparono al suo funerale e in tutta la Francia e l'Italia furono organizzate cerimonie commemorative. In un primo momento venne sepolto nel cimitero Père Lachaise di Parigi, ma nel 1887 le sue reliquie furono trasportate nella chiesa di Santa Croce a Firenze. Con la sua morte il compositore lasciò un'ingente donazione per fondare un conservatorio nella sua città natale e alla stessa città di Pesaro lasciò in eredità anche i suoi scritti autografi.

Nella prima metà del XIX secolo nessun altro compositore ha goduto nella stessa misura di così tanto prestigio, ricchezza, popolarità e influenza artistica come Rossini: i suoi contemporanei riconobbero in lui il più grande compositore italiano del suo tempo.

 
 
 
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