Pagliacci

Dramma in un prologo e due atti
di Ruggero Leoncavallo
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recite concluse
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Libretto di

Ruggero Leoncavallo

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Musica di

Ruggero Leoncavallo

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Durata

1.45 Ore circa - intervalli inclusi

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Teatro Filarmonico

Giovedì 2 febbraio ultimo appuntamento con Pagliacci,

il secondo titolo operistico della Stagione Artistica 2016-2017 della Fondazione Arena di Verona.

 

Regia e scene portano la firma di Franco Zeffirelli, mentre i costumi sono di Raimonda Gaetani; sul podio, al debutto al Teatro Filarmonico, il M° Valerio Galli dirige Orchestra, Coro e cantanti. Per questa produzione è impegnato il Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani.

 

Pagliacci rientra nel progetto Ritorno a Teatro, dedicato al mondo della scuola.


Martedì 24 gennaio alle ore 18:00giovedì 26 gennaio alle ore 19:00, martedì 31 gennaio alle ore 18:00 giovedì 2 febbraio alle ore 19:00 sarà presentato lo spettacolo in un breve incontro. Al termine del Preludio verrà offerto ai presenti un aperitivo prima di assistere alla rappresentazione.

Direttore d'Orchestra Valerio Galli

Regia e scene Franco Zeffirelli

Regia ripresa da Stefano Trespidi

Costumi Raimonda Gaetani

Maestro del Coro Vito Lombardi

Coro voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani

Direttore allestimenti scenici Giuseppe de Filippi Venezia


Orchestra Coro e Tecnici dell'Arena di Verona

L’opera, che originariamente si intitolava Pagliaccio, si ispira ad un delitto realmente accaduto nel 1865 a Montalto Uffugo, paesino calabrese dove Leoncavallo aveva vissuto da bambino alcuni anni. Il titolo viene successivamente modificato in Pagliacci poiché il baritono Victor Maurel, primo interprete del personaggio di Tonio, temeva che il suo ruolo passasse in secondo piano in favore di quello del tenore, Canio. La prima rappresentazione ha luogo a Milano il 21 maggio 1892, diretta dal giovane e ancora poco conosciuto Arturo Toscanini, e ottiene subito un grande successo.

Si tratta di un’opera verista dalle forti implicazioni metateatrali calata sul finire dell’Ottocento nell’ambiente violento di una Calabria arretrata e periferica. Della partitura di Leoncavallo, Zeffirelli aggiorna la lettura in una più stretta contemporaneità e descrive così la scelta registica: «Questa produzione di Pagliacci mi è particolarmente cara e nacque dal mio desiderio di cercare una chiave di lettura contemporanea di quel capolavoro dell’Opera italiana dell’Ottocento … Ho scelto una periferia del Sud, con motorini, officine e degrado. Ho voluto tirare i Pagliacci ancora di più verso il presente: si dice che sia il capolavoro del Verismo. E sono d’accordo. Ma è anche qualcosa di più: è un’opera in cui si fondono miracolosamente verità e finzione, cronaca ed arte. E dunque è quasi un obbligo riportare all’oggi la cornice cronachistica in cui si muove la vicenda. La gelosia e l’omicidio passionale di Canio sono cronaca di tutti i giorni, valgono sempre». E così dall’ambientazione come da libretto «la scena ha luogo in Calabria presso Montalto, il giorno della festa di Mezzagosto, fra il 1865 e il 1870», il grande regista traspone la vicenda agli anni Sessanta/Settanta del secolo scorso ma non per attualizzarla, ma per eseguirla nell’ambiente moderno e quasi contemporaneo che Leoncavallo aveva concepito.

PROLOGO

A sipario calato, Tonio, il buffo di una compagnia di teatranti girovaghi, appare in proscenio. Vestito con il costume che indosserà nel secondo atto, si presenta come portavoce del compositore. L'autore dell'opera, spiega, si ispira a una storia vera e propone uno squarcio di vita. Anche gli attori sono uomini: sotto le loro maschere, si agitano passioni e sofferenze autentiche.

ATTO I

Tra squilli di tromba e colpi di grancassa, in un paesino calabrese arriva un carrozzone di commedianti. Sono le tre del pomeriggio. Canio, il capocomico, annuncia ai contadini e a un gruppetto di bambini incuriositi che la recita è prevista per le undici di sera. Tonio, il gobbo factotum della compagnia, cerca di aiutare Nedda, giovane moglie di Canio, a scendere dal carro, ma il marito, gelosissimo, lo manda via schiaffeggiandolo. A un contadino che commenta ironicamente l'interesse di Tonio per Nedda, Canio replica con aria minacciosa che teatro e vita non sono la stessa cosa: se scoprisse la moglie con un altro, non dimostrerebbe la stessa leggerezza con cui Pagliaccio, il suo personaggio, reagisce al tradimento di Colombina. Poi se ne va all'osteria con Peppe, un attore della troupe.

Rimasta sola, Nedda è turbata dalla reazione di Canio: lui l'ha accolta da ragazzina, ma lei ora è stanca della vita girovaga e si è innamorata di Silvio, un giovane del paese. Si lascia quindi andare al sole d'agosto e ammira il libero volo degli uccelli. Mentre sta per rientrare nel carrozzone, si accorge che Tonio la sta spiando: il guitto le dichiara goffamente il suo amore e tenta di baciarla. Nedda, infastidita, lo respinge con disprezzo colpendolo in faccia con una frusta. Tonio si allontana giurando vendetta.

Sopraggiunge Silvio, che cerca di convincere Nedda ad abbandonare il marito. La ragazza lo supplica di avere pazienza, di non tentarla, ma quando Silvio l'accusa di non amarlo, accetta di scappare con lui quella notte stessa. Tonio, non visto, ascolta la conversazione e, per vendicarsi, corre ad avvisare Canio, che arriva poco dopo sorprendendo i due amanti. Silvio però riesce a dileguarsi senza essere riconosciuto.

Scoppia una lite furibonda. Canio minaccia Nedda con un coltello, le intima di rivelargli il nome dell'amante, finché Peppe lo disarma invitandolo a calmarsi: lo spettacolo sta per iniziare. Anche Tonio gli consiglia di controllare la rabbia: probabilmente l'amante si farà vivo durante la recita. Disperato e con il cuore spezzato, Canio non può far altro che truccarsi e vestirsi da Pagliaccio.

ATTO II

Il pubblico si accalca per assistere alla recita, mentre Nedda vestita da Colombina riscuote l'incasso. Tra gli spettatori c'è anche Silvio, al quale la giovane raccomanda cautela. La rappresentazione ha inizio e subito nella commedia si vedono rispecchiate situazioni simili a quelle personali degli attori: Colombina (Nedda), moglie di Pagliaccio (Canio) attende con impazienza l'amante Arlecchino (Peppe) con il quale progetta di fuggire insieme. Taddeo “lo scemo” (Tonio) è innamorato non corrisposto di Colombina.

Arlecchino fa una serenata alla sua amata. Intanto Taddeo spia di nascosto la bellezza di Colombina, alla quale poi offre un paniere pieno di cibo. Arlecchino entra dalla finestra e scaccia Taddeo. I due amanti cenano di gusto, quindi lui dà a Colombina un narcotico da somministrare al marito per farlo addormentare e poi fuggire insieme. Annunciato da Taddeo, irrompe in scena Pagliaccio e Arlecchino è costretto a scappare dalla finestra: nella finzione teatrale sembra così ripetersi la situazione del pomeriggio. Di fronte alla scena rappresentata, Canio sente rinascere in sé la gelosia e pretende dalla moglie il nome del suo amante: non c'è più finzione, attore e personaggio ora sono la stessa cosa. Nedda tenta di proseguire la recita, Beppe vorrebbe intervenire, ma è trattenuto da Tonio. Canio è sempre più fuori di sé e il pubblico capisce che quello che sta accadendo sulla scena non è più finzione, ma realtà.

Nedda rifiuta nuovamente di rivelare il nome e Canio, al culmine della gelosia, la pugnala. Colpita a morte, la donna invoca il nome di Silvio, che accorre in suo aiuto e viene a sua volta accoltellato. Canio, come istupidito, annuncia la fine della commedia.

Nedda-Colombina
Donata D’Annunzio Lombardi 22, 26, 31 gennaio
Valeria Sepe 24, 29 gennaio - 2 febbraio

Canio-Pagliaccio
Walter Fraccaro 22, 26, 31 gennaio
Rubens Pelizzari 24, 29 gennaio - 2 febbraio

Tonio-Taddeo
Devid Cecconi
22, 26, 31 gennaio
Elia Fabbian 24, 29 gennaio - 2 febbraio

Silvio
Federico Longhi 22, 26, 29, 31 gennaio
Alessio Verna 24 gennaio - 2 febbraio

Beppe-Arlecchino Francesco Pittari

TURNO A - domenica 22/01/2017 ore 15.30

TURNO B - domenica 29/01/2017 ore 15.30

TURNO C - martedì 24/01/2017 ore 19.00

TURNO D - giovedì 26/01/2017 ore 20.00