Rigoletto

Melodramma in tre atti
di Giuseppe Verdi
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Libretto di

Francesco Maria Piave

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Musica di

Giuseppe Verdi

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Arena di Verona

Terzo titolo in cartellone per il Festival 2017, Rigoletto per la regia di Ivo Guerra

ATTO I

Al Palazzo ducale di Mantova si dà una festa. Il Duca confida a un cortigiano l’intenzione di sedurre una ragazza che ha adocchiato in chiesa e pedinato fino a casa. È un predatore sessuale, capace di tutto, anche di cambiare identità pur di raggiungere il suo scopo. Intanto, corteggia la contessa di Ceprano, facendo infuriare il marito, che di fronte a tutti viene sbeffeggiato dal gobbo Rigoletto, buffone di corte. I cortigiani, convinti che Rigoletto abbia un’amante, decidono di vendicarsi e si danno appuntamento per elaborare un piano. Si aprono quindi le danze, ma il clima festaiolo viene interrotto bruscamente dall’arrivo del conte di Monterone, che accusa il Duca di avergli disonorato la figlia. La perfidia del buffone non si arresta neppure di fronte al dolore di un padre. Monterone risponde con uno scatto d’ira furibonda: maledice prima il Duca, che lo fa arrestare, e poi Rigoletto, che rimane raggelato.

A notte fonda, Rigoletto rientra a casa. Sta ripensando alla maledizione di Monterone, quando si imbatte in Sparafucile, un sicario che gli prospetta, in caso di bisogno, la possibilità di eliminare un rivale. Rimasto solo, il vecchio riflette sulla sua condizione di infimo e crudele servitore del potere, costretto a far ridere il Duca tra l’odio dei cortigiani. È consapevole di essere deforme fisicamente quanto abietto sotto il profilo morale. Eppure anche lui è capace di amare. Il suo unico affetto è la figlia che, dopo la morte della moglie, tiene segregata in casa. Gilda gli corre incontro, il legame tra i due è profondo, ma alle richieste della ragazza di sapere qualcosa in più della sua famiglia, Rigoletto è irremovibile: le nasconde la sua identità, le vieta di uscire e di incontrare chiunque. La affida alla sorveglianza di Giovanna, custode poco fidata che, in cambio di denaro, fa entrare il Duca nel cortile di casa. È lui che aveva avvicinato Gilda in chiesa e ora, fingendo di essere studente e povero, le dichiara il suo amore. Lei ricambia con il trasporto di una ragazza ingenua, che non ha consapevolezza di sé. Partito il Duca, arrivano i cortigiani per rapire Gilda, che credono l’amante del buffone. Dopo averlo bendato, coinvolgono nell’azione lo stesso Rigoletto, facendogli credere di voler rapire la moglie di Ceprano dal palazzo di fronte. Quando il vecchio si accorge di essere stato beffato, è ormai tardi. L’angoscia della maledizione esplode in un grido straziato.

ATTO II

Il Duca è nervoso e contrariato: dopo essere tornato in casa di Gilda, ha scoperto il rapimento. Per essere un seduttore seriale, sembra quasi sincero quando si intenerisce al pensiero della ragazza. I cortigiani gli raccontano l’avventura notturna, lui capisce che la rapita è Gilda e la raggiunge.

Entra Rigoletto. Canticchia, fa l’indifferente. È irrequieto. Quando gli è chiaro che la figlia si trova nella stanza accanto con il Duca, perde il controllo. Infuriato, si getta contro la porta, urla ai cortigiani che lo trattengono che lì dentro c’è sua figlia. Li insulta, li minaccia, poi piangendo implora di riaverla.

Gilda esce dalla stanza e cerca la protezione del padre, che imperiosamente fa uscire i presenti. La giovane confessa tutto: l’incontro in chiesa con l’uomo che si fingeva studente, l’innamoramento, il trauma di aver conosciuto l’amore in modo diverso da come l’immaginava. Mentre Rigoletto la consola, passa Monterone che viene portato in carcere da due guardie: guarda il ritratto del Duca e nota con amarezza che la maledizione non ha avuto alcun effetto. Rigoletto, nonostante la figlia ancora innamorata implori perdono per il Duca, giura vedetta.

ATTO III

Di notte, Rigoletto raggiunge con la figlia la locanda di Sparafucile in riva al Mincio. Vuole che Gilda, spiando l’interno, si renda conto dell'indegnità dell’uomo che ama. Il Duca arriva travestito da ufficiale, chiede una stanza, del vino e canta una canzonetta amorosa. Corteggia quindi Maddalena, la sorella di Sparafucile, al quale Rigoletto ha chiesto di sopprimere il Duca. Le schermaglie amorose tra il seduttore e Maddalena si intrecciano con la disperazione di Gilda e il proposito di vendetta di Rigoletto.

Il vecchio impone alla figlia di partire subito per Verona, in abiti maschili, e si accorda con Sparafucile. Si avvicina un temporale. Il Duca va a dormire, Maddalena cerca di convincere il fratello a risparmiare il giovane: è troppo bello e lei ne è innamorata. Gilda ascolta il colloquio. Maddalena insiste, incita il fratello a eliminare il gobbo. Sparafucile rifiuta, ha una sua etica professionale: mai tradire i clienti. Meglio uccidere qualche altro avventore. Esplode la tempesta. Gilda, che ha sentito tutto, decide d’impulso di farsi uccidere per salvare, insieme con la vita del Duca, il suo amore idealizzato. Bussa alla porta, entra e viene colpita a morte. Il temporale si placa, è mezzanotte. Rigoletto riappare, salda il debito con Sparafucile e ritira il sacco con il cadavere per gettarlo nel fiume. Si sente trionfante, ma da lontano arriva la voce del Duca che canta. Disperato, apre il sacco mentre un lampo illumina il volto di Gilda. Alla ragazza rimane ancora un filo di fiato per spiegare il suo gesto e chiedere perdono. La maledizione si è compiuta.