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29 Gennaio 2012 - ore 15:30 - Teatro Filarmonico - Turno B
Dramma in 2 atti di
Ruggero Leoncavallo
Libretto di
Ruggero Leoncavallo
Direttore
Julian Kovatchev
Regia e scene
Franco Zeffirelli
Costumi
Raimonda Gaetani
Assistente costumista
Simona Morresi
Interpreti
Nedda
Amarilli Nizza
Canio
Rubens Pelizzari
Tonio
Alberto Mastromarino
Beppe
Paolo Antognetti
Silvio
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La vicenda si svolge in un paesino della Calabria
.
Prologo
A Ferragosto in pieno mezzogiorno, una compagnia di commedianti arriva in un paesino della Calabria.
Un personaggio simbolico appare sulla scena prima dell'inizio dell'opera e spiega agli spettatori che il dramma che si rappresenterà è tratto dalla realtà e li invita a riflettere sull'anima dei commedianti al di là della finzione scenica.
ATTO I
Un incrocio di strade all'ingresso di un villaggio.
Al teatrino da fiera innalzato all'inizio del paese si attende il ritorno dei commedianti dal giro di propaganda. Tonio, detto lo "scemo", annoiato si sdraia dinanzi al teatrino. Entra in scena la carretta del teatro ambulante e Canio invita il pubblico richiamato dal fracasso, allo spettacolo delle ore ventitre.
Tonio mentre aiuta Nedda a scendere dal carro, è allontanato da Canio con un ceffone e pieno d'ira promette a se stesso che si vendicherà dell'affronto.
Quando i paesani invitano i commedianti Canio, Beppe e Tonio all'osteria, quest'ultimo si sottrae con una scusa ed entra nel teatro.
Qualcuno insinua che Tonio voglia rimanere solo con Nedda e Canio minaccia, in caso di tradimento di Nedda, una fine ben diversa da quella messa in scena dove Pagliaccio fa buon viso a cattiva sorte coniugale. Nedda, rimasta sola, scaccia con il canto il timore che il marito abbia pronunciato le minacciose parole intuendo il suo segreto. Tonio che dopo aver ascoltato il suo canto, esce da sotto la tenda e le grida il desiderio che ha di lei tentando anche di baciarla, viene percosso da Nedda e giurando vendetta fugge con un urlo di rabbia. Giunge poi Silvio, amante di Nedda, che cerca di tranquillizzarla quando lei gli manifesta la sua preoccupazione per le minacce di Tonio e del marito, e gli propone addirittura una fuga la notte stessa. Nedda è dubbiosa ma poi afferma di voler vivere con Silvio una tranquilla vita d'amore e si accorda per la fuga notturna. Tonio che ha sorpreso il loro colloquio e il loro abbraccio corre ad avvertire Canio che irrompe furibondo ma non riesce a raggiungere l'amante della moglie che nel frattempo è fuggito. Nedda si rifiuta di rivelarne il nome e mentre Canio la sta per colpire viene fermato da Beppe e Tonio che lo invitano a calmarsi per l'inizio imminente dello spettacolo.
ATTO II
Lo spettacolo sta per incominciare, la gente prende posto e anche Silvio si è già sistemato tra il pubblico. Nedda, passandogli accanto, lo prega di essere cauto anche se Canio non l'ha riconosciuto e Silvio le ricorda che a notte fonda sarà ad aspettarla per fuggire.
Inizia la commedia. Nella finzione teatrale, Colombina riceve in casa il suo amante Arlecchino che le propone di fuggire a patto che lei somministri al marito, Pagliaccio, un sonnifero. Pagliaccio sta tornando a casa, sa tutto ed è convinto a vendicarsi del tradimento ma Arlecchino scappa dalla finestra ricordando alla donna l'appuntamento nella notte. Pagliaccio irrompe ma non riesce a vedere l'amante e a questo punto le battute della commedia si intrecciano con la realtà drammatica che rievocano. Ora è a Nedda, non a Colombina che Canio chiede il nome dell'amante che vuole uccidere. Lei lo irride e il dialogo ha accenti tanto drammatici che la gente teme che in palcoscenico si svolga una scena vera. Per Canio, infatti, non è più commedia: o il nome dell'amante o la vita di lei e allora Nedda risponde che a costo della vita non lo dirà mai. Furibondo Canio le si scaglia contro, Beppe cerca di difendere Nedda ma Tonio glielo impedisce, Silvio corre verso il palco sguainando un pugnale. Canio colpisce di coltello Nedda e questa cadendo agonizzante, invoca Silvio. Canio scopre così il nome dell'uomo che cercava e mentre Silvio sale sul palco Canio lo colpisce a morte con il coltello. Nella confusione della gente che fugge e di chi accorre per arrestarlo egli lascia cadere desolato il coltello ed esclama: "La commedia è finita".
Orchestra e Coro dell'Arena di Verona
Allestimento di Franco Zeffirelli
Scarica la locandina in PDF
In scena
Lo spettacolo sta per iniziare
Sabato 1 Giugno
alle ore 21:00
in Arena
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