Il Barbiere di Siviglia
"Almaviva", ossia "L'inutile precauzione" ma con un libretto totalmente originale musicato dall'allora giovane compositore emergente
La decisione di presentare al pubblico un rifacimento del celeberrimo Barbiere di Paisiello, ancora vivente il compositore napoletano, scatenò non poca bagarre, nonostante ci si fosse premurati di dare all’opera il titolo Almaviva e di dichiarare che Rossini, «onde non incorrere nella taccia d’una temeraria rivalità coll’immortale autore che lo ha preceduto [Paisiello]», aveva musicato un libretto totalmente originale. Decisione audace (forse dovuta a Giovanni Paterni, sovrintendente dei pubblici spettacoli a Roma) quella di affidare l’operazione a un giovane compositore emergente, attivo sulle scene da meno di sei anni, ‘esploso’ da tre con i due capolavori Tancredi e L’Italiana in Algeri.
Usufruendo della clausola del contratto stipulato con Barbaja a Napoli, che gli permetteva di accettare scritture da altri teatri, Rossini si accordò col duca Francesco Cesarini Sforza, impresario del teatro di Torre Argentina, per un’opera da rappresentarsi nel carnevale del 1816. Tra la firma del contratto, il 15 dicembre 1815, e la ‘prima’ del Barbiere trascorsero appena due mesi, fatto che alimentò la leggenda dei pochissimi giorni occorsi per la composizione del capolavoro (in alcune versioni appena nove). Comunque sia, perduto anche l’appoggio dell’impresario (morto improvvisamente),
la ‘prima’ si rivelò un fiasco, osteggiata rumorosamente dai sostenitori di Paisiello e funestata da una serie impressionante di incidenti in scena, sotto gli occhi amareggiati di Rossini che dirigeva dal cembalo. Il cast originario comprendeva nel ruolo del conte una grande celebrità: il tenore spagnolo Manuel García, che ricevette un compenso maggiore di quello pattuito con Rossini stesso; Rosina era invece Geltrude Righetti Giorgi, che l’anno dopo sarà la prima protagonista di Cenerentola . Negli anni successivi l’opera ottenne vasti successi in tutta Europa; già nel 1819 alcuni suoi numeri erano stati inseriti in un ‘pasticcio’ a New York, dove sei anni dopo (il 29 novembre 1825, data capitale per la storia dell’opera in America) approdò nella sua integrità, portatavi proprio dalla compagnia di García, di cui faceva parte la figlia, più tardi celebre come Maria Malibran.
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