Arena di Verona

Interviste  

A tu per tu con gli artisti

 
 
 

Marco Berti

...non è la mia voce che deve accontentare i miei desideri...

Marco Berti è tornato protagonista all'Arena di Verona in occasione dell'84° Festival Lirico nel ruolo di Don José in Carmen e di Radames in Aida. Lo ringraziamo per la disponibilità offerta nella realizzazione di questa intervista.

Quando ha scoperto la sua passione per la lirica?

La famiglia mi ha trasmesso la passione per la lirica, l'opera e per la musica in generale. Sin da ragazzo ho frequentato con i miei familiari il teatro, iniziando ad assaporare quel mondo così sconosciuto, così magico che poi è diventato la mia vita.

Il 1990 è stato un anno molto importante per lei. Ha vinto il concorso " Giacomantonio" a Cosenza e ha debuttato nel ruolo di F.B. Pinkerton in Madama Butterfly. Quali emozioni ha provato in quei momenti fondamentali della sua carriera?

Il 1990 è stato effettivamente un anno decisivo per la mia carriera, dopo tanti anni di studio e rinunce sono uscito allo scoperto e ho iniziato a sentire a pieno il senso di libertà che si prova cantando. Da quell’anno, sono cominciati anche i primi contatti con i teatri e con i direttori e, insieme alle soddisfazioni, non sono mancati anche i sacrifici: il continuo studio nell’intento di migliorare ma senza mai scoraggiarsi. Parlare di emozioni è un po' difficile: ogni anno, ogni stagione, ogni teatro, ogni spettacolo, comporta nuovi stimoli. Ogni volta che entro in scena, provo un intenso sentimento, perché lì posso essere sempre me stesso, esprimere ciò che sento e trasmettere nuove emozioni.

Se avesse un timbro di voce diverso, quale ruolo sceglierebbe di interpretare e perché?

Una cosa che mi ha caratterizzato è stata sempre quella di non scegliere un ruolo perché mi andava di farlo, ma di sceglierlo in base a ciò che la mia voce richiedeva. Non è la mia voce che deve accontentare i miei desideri bensì il contrario e penso che anche con un timbro di voce diverso, non avrei agito diversamente.

Qual è l’esperienza che l'ha maggiormente coinvolta durante la sua carriera?

Tutte le esperienze portano qualche cosa d’importante, anche la più piccola, poiché ogni scrittura è fatta di mille esperienze: l'incontro con nuovi colleghi, direttori e orchestre, in luoghi e mentalità diverse tra loro. Un piccolo aneddoto riguarda la prima volta che cantai alla Scala nel ruolo dello Sposino in Lucia di Lammermoor: quando uscii a prendere gli applausi fu un’emozione talmente forte che piansi dalla gioia. Importanti esperienze sono state gli incontri con grandi direttori, quali Muti, Mehta, Levine, Gavazzeni e altri. Tutti mi hanno fatto crescere professionalmente ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa; uno dei lati positivi di questo lavoro e che si cresce sempre.

Che progetti ha per i prossimi anni?

I prossimi anni mi vedono impegnato nella preparazione di titoli importanti per quanto riguarda la mia vocalità; nel 2007 debutterò con Turandot a Parma, poi sarà la volta di Adriana Lecouvreur, Manon Lescaut, Otello, Andrea Chenier, insomma quanto di meglio un tenore possa desiderare di fare.

Lei utilizza frequentemente le tecnologie moderne? Ritiene che internet possa rappresentare una valida risorsa promozionale per il mondo della lirica?

Utilizzo internet come fonte d’informazione, penso che sia una grande biblioteca e un quotidiano sempre aggiornato. E’ un ottimo mezzo per mantenere i contatti con amici e famiglia soprattutto durante i miei viaggi in cui spesso ho il bisogno di sentirmi più vicino a casa. Riconosco quindi dei pregi nelle tecnologie moderne e credo che internet sia un valido mezzo di promozione ma rimango dell’opinione che nel caso del teatro l’ideale sia viverlo di persona.

settembre 2006

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