Il 9 marzo 1842 il pubblico milanese assistette alla prima dell'opera e ne fu ammaliato.
"Nabucco nacque sotto una stella favorevole, giacché anche tutto ciò che poteva riuscire a male contribuì invece in senso favorevole". Così Giuseppe Verdi parlava della sua terza opera, vero e proprio trampolino di lancio per la sua carriera che da allora in poi conobbe i noti successi.
Questo traguardo aveva conosciuto però una travagliata storia che vale la pena di raccontare.
Dopo il successo della prima opera verdiana Oberto, Conte di S. Bonifacio rappresentata alla Scala nel 1839, l'impresario del teatro milanese Bartolomeo Merelli aveva ottenuto da Verdi l'impegno di comporre altre due opere da rappresentare nelle stagioni successive. La seconda opera del giovane compositore Un giorno di Regno non fu però all'altezza della prima, e conobbe solo una rappresentazione. Ciò non ha nulla di strano, se si considera che tra il 1838 e il 1840 la vita privata di Verdi era stata straziata dalla morte dei suoi due figli e di sua moglie. L'insuccesso della sua ultima opera e il dolore per la perdita delle persone care spinsero il musicista a decidere di non scrivere mai più per la lirica. Questo significava la rottura del contratto con Merelli che invece non aveva perso la stima in Verdi e che gli rinnovò la sua fiducia.
Fu proprio grazie a lui che il compositore tornò a creare. Una sera d'inverno i due s'incontrarono per strada e l'impresario affidò al giovane musicista il manoscritto di un nuovo libretto di Temistocle Solera, rifiutato dal compositore tedesco Nicolai. Così Verdi si ritrovò in possesso di un libretto che non aveva intenzione di leggere e appena giunse a casa lo gettò sul tavolo. In seguito a questo gesto il fascicolo si aprì e il compositore vi lesse un verso che lo incuriosì: "Va' Pensiero sull'ali dorate". Cominciò a leggere i versi seguenti e ne fu talmente affascinato che passò la notte a leggere il libretto, tanto da impararlo quasi a memoria.
L'accaduto non era però riuscito a dissuaderlo dal proposito di non scrivere più musica. Si recò infatti da Merelli per restituirgli il manoscritto, ma l'impresario non volle sentire ragioni e lo costrinse a tenere il libretto, esortandolo a metterlo in musica.
Ormai il destino aveva compiuto il suo corso, e i versi di Solera erano già entrati nel cuore di Verdi, che giorno dopo giorno trovò la forza di comporne le note: nell'autunno del 1841 l'opera Nabucco era completa. L'ironia della sorte vuole che ora fosse Verdi a cercare Merelli, per chiedergli di inserire la nuova opera nel cartellone della stagione di carnevale-quaresima del 1842.
L'impresario si mostrò però titubante poiché per tale periodo aveva già programmato tre opere inedite di autori affermati. Inserire l'opera di un esordiente costituiva un rischio per tutti e Merelli consigliò caldamente a Verdi di aspettare la primavera. Il teatro aveva inoltre dovuto sostenere molte spese per le altre opere: per le scene e i costumi di Nabucco si sarebbero dovuti adattare i materiali di magazzino già esistenti. Il giovane musicista non volle però arrendersi e continuò ad insistere, riuscendo ad ottenere finalmente la tanto sospirata data, fissata per l'inizio di marzo. Nel cast figuravano artisti di rilievo come il baritono Giorgio Ronconi, nel ruolo di Nabucco e il soprano Giuseppina Strepponi (futura moglie di Verdi) nel ruolo di Abigaille. 
Il 9 marzo 1842, dopo soli dodici giorni di prove, il pubblico milanese assistette alla prima dell'opera e ne fu ammaliato. Nonostante sia universalmente creduto che fu Va' Pensiero a meritarsi il bis, in realtà fu l'aria Immenso Jehovah a riscuotere i più generosi applausi. L'entusiasmo degli spettatori cresceva ad ogni replica, tanto che l'opera fu ripresa ben settantacinque volte prima della fine dell'anno. Un successo dunque che per Verdi non aveva precedenti e che ne confermò il talento.
Con il passare del tempo Va' Pensiero divenne l'aria più famosa di Nabucco. Il popolo ebreo infatti era così simile a quello del Lombardo-Veneto, costretto a sopportare la dominazione austriaca, e il canto per la libertà dalla schiavitù in Babilonia era il canto degli italiani oppressi. Verdi era un vero e proprio punto di riferimento per i patrioti italiani che suggerirono che Va' Pensiero avrebbe potuto diventare l'inno nazionale. Questa proposta non fu mai realizzata, ma la fama di Nabucco rimane legata all'aria del terzo atto, che vede il coro grande protagonista.
Da Nabucco in poi il giovane di Busseto si avviò verso la carriera che lo avrebbe fatto diventare uno dei più ammirati e amati musicisti della sua epoca.