Traviata, primadonna parigina esponente del "mal du siècle"
Dopo il fortunato debutto di Rigoletto, Giuseppe Verdi inizia a lavorare su due nuove opere: Il Trovatore per il Teatro Apollo di Roma e un'altra opera per il Teatro La Fenice di Venezia. La composizione di questa seconda opera è più travagliata, in quanto Verdi non riesce a sceglierne il soggetto. L'ispirazione arriva assistendo alla prima recita parigina della pièce teatrale La dame aux camélias tratta dal romanzo di Dumas figlio, scritto nel 1848, fortemente autobiografico e dal contenuto altamente scandalistico. Giuseppe Verdi affida la stesura del libretto a Francesco Maria Piave che in appena cinque giorni scrive lo scenario di Traviata riproducendo sostanzialmente il piano drammatico del romanzo e dividendo l'opera in tre atti rispetto ai cinque della pièce.
L'idea di musicare un dramma molto discusso a quell'epoca è un'impresa quantomeno audace e dimostra il grande coraggio di Giuseppe Verdi: la protagonista del romanzo, Margherite Gautier infatti è realmente esistita. L'opera di Verdi segue fedelmente il testo di Dumas e soprattutto lo spirito del dramma dello scrittore francese, ma i nomi dei personaggi vengono cambiati per ragioni di prudenza.
La censura veneziana, particolarmente tollerante nei confronti del compositore cambia il titolo proposto da Verdi da Amore e morte in Traviata e antepone la vicenda al XVIII secolo, per cercare di annullare l'effetto troppo realistico alimentato dalla scabrosità del soggetto. Alcuni spettatori dell'alta società, infatti avrebbero potuto riconoscersi nei protagonisti della finzione scenica. Eliminando però l'effetto provocante, al pubblico non rimane altro che ammirare un normale cliché melodrammatico.
Per la prima volta Verdi utilizza una tecnica narrativa insolita per il melodramma dell'epoca, applicata però alla sola musica e senza l'ausilio delle parole. In termini moderni si può parlare di flashback. L'ascoltatore viene condotto per mano in questo viaggio a ritroso nel tempo, durante le feste parigine, in una situazione di euforica allegria che contrasta con l'immagine di Violetta che giace ammalata nel suo letto. Il tema stesso della tisi, malattia romantica di moda, che affligge Violetta, ispira a Verdi le più alte pagine musicali.
Dopo le difficoltà iniziali l'opera va finalmente in scena al Teatro La Fenice, il 6 marzo 1853. Purtroppo alla sua prima rappresentazione Traviata è un insuccesso: i cantanti sono fisicamente inadatti alle parti e a questo bisogna aggiungere lo scarso impegno di alcuni di loro. L'anno seguente Verdi modifica, anche se di poco, la partitura per adattarla ai nuovi cantanti e il 6 maggio 1854 l'opera viene rappresentata al Teatro San Benedetto di Venezia ottenendo finalmente il meritato successo.
La vicenda si svolge a Parigi e dintorni nell'Ottocento
ATTO I
Parigi. Casa di Violetta Valéry.
Ressa di invitati a casa di Violetta Valéry, bellissima amica del barone Douphol. L'affascinante e attraente dama, solita frequentare la vita mondana parigina, si sforza invano di confondere con l'ebbrezza le sofferenze causate dalla sua salute cagionevole. Dopo poco infatti è costretta ad interrompere la sua danza con Alfredo Germont, segreto ammiratore appena conosciuto, a causa di una crisi acuta. L'ospite rimane colpito dal suo soffrire e d'impulso le manifesta commosso e sincero il suo amore. Violetta gli regala una camelia, promettendogli di rivederlo quando sarà appassita. La festa finisce; appena rimane sola la donna avverte per la prima volta un intenso sentimento e desidera ardentemente incontrarsi con il giovane Alfredo.
ATTO II
Scena prima
Una villa di campagna fuori Parigi
Da alcuni mesi i due innamorati vivono discretamente nascosti in una villa fuori Parigi, lontani dalla vita mondana che non li interessa più. Violetta infatti non accoglie l'invito mandato dalla sua amica Flora Bervoix. Alfredo apprende dalla cameriera che Violetta ha venduto segretamente le sue gioie per pagare le spese di quel soggiorno. Si reca subito a Parigi per procurare del denaro e ricompensare i sacrifici da lei compiuti. Durante la sua assenza, Violetta riceve inaspettatamente la visita del padre di Alfredo, Giorgio Germont, il quale chiede a Violetta di rompere il peccaminoso legame con suo figlio, poiché questo rappresenta un disonore per la sua famiglia e sta rovinando la situazione finanziaria di Alfredo. Violetta però gli dimostra che in realtà è lei che ha finanziato tutto quello che la circonda. Violetta è combattuta tra le dure parole del padre del suo innamorato e l'amore per Alfredo. La donna difende il suo amore, ma Germont dice che sua figlia dovrà rinunciare al proprio matrimonio a causa di quella relazione. Allora Violetta accetta di ritirarsi per il bene di Alfredo e della sua famiglia. Al suo ritorno, il giovane incontra Violetta che se ne sta andando, ma pensa sarà un'assenza momentanea. Capisce la verità quando riceve il biglietto con l'estremo addio, ma è molto amareggiato al vedere l'invito alla festa di Flora Bervoix. Fugge in preda a una violenta gelosia.
Scena seconda
Parigi. La festa di Flora Bervoix
Angosciata ma decisa a porre una distanza incolmabile tra lei e la sua parentesi d'amore, Violetta è tornata a frequentare la brillante società parigina. Si presenta a casa di Flora al fianco del barone Douphol, dove già si trova anche Alfredo: questi sfida e vince al gioco il suo rivale. Preoccupata per le conseguenze, Violetta supplica Alfredo di lasciare la festa, e quando egli replica di essere disposto ad andarsene solo in sua compagnia, la giovane è costretta a mentire dicendo di aver giurato al barone di non rivederlo mai più.
Pieno di rabbia, davanti a tutti gli invitati Alfredo getta con disprezzo ai piedi di Violetta il denaro vinto al gioco, intendendo così ripagarla delle spese da lei sostenute. Il vecchio Germont è testimone del vile gesto e rimprovera il figlio, ma non ha il coraggio di rivelargli la verità.
ATTO III
Parigi. La camera da letto di Violetta morente
La triste scena è stata letale per la salute precaria di Violetta, ormai costretta a letto senza speranza. Una lettera di Germont padre le reca un po' di conforto, perché egli dice di aver svelato al figlio il segreto, e annuncia che Alfredo andrà ad implorare il perdono. Violetta attende trepidante il momento in cui potrà abbracciare il suo amato e sperare in un felice futuro assieme a lui. Ma l'incontro si tramuta in una dolce emozione mortale: Violetta ha solo la forza di donare ad Alfredo una suo miniatura, di sussurrare che dal cielo pregherà per lui, ed esala l'ultimo respiro.