Gaetano Donizetti 
Compositore (1797 - 1848)

Domenico Gaetano Maria Donizetti nasce a Bergamo nel 1797, quinto di sei figli in una famiglia di umili condizioni. Il suo primo incontro con la musica avviene a nove anni, quando è ammesso alle Lezioni caritatevoli di musica, fondate e dirette da Simon Mayr con lo scopo di impartire solide basi musicali ai bambini del coro della cattedrale di Bergamo, dove era maestra di cappella. Intuito il talento del ragazzo, l’insegnante decide di seguirne personalmente l’istruzione in clavicembalo e composizione e lo sostiene anche economicamente quando nel 1815 si trasferisce a Bologna per perfezionarsi al Liceo Musicale con padre Mattei. Ultimati gli studi e libero dagli obblighi di leva (una ricca signora bergamasca sostiene il suo talento musicale ottenendogli l’esenzione dal servizio militare), può proseguire tranquillamente la sua attività e, ancora una volta grazie all’appoggio di Mayr, nel 1818 esordisce a Venezia con Enrico di Borgogna.
Il 1822, dopo il totale fiasco di Chiara e Serafina alla Scala (che gli chiude per ben otto anni le porte del teatro milanese), vede la calorosa accoglienza di Zoraide di Granata al Teatro Argentina di Roma e il contratto con Domenico Barbaja, famoso impresario del San Carlo di Napoli, per la composizione di ben dodici opere in tre anni.

Il primo vero trionfo arriva nel 1830 al Teatro Carcano di Milano con n’opera acclamata nei mesi seguenti anche a Parigi e Londra: Anna Bolena - «epopea musicale», come la definì Mazzini - affascina il pubblico per l’accuratezza psicologica dei personaggi e per il ritmo avvincente della vicenda. Lo stile di Donizetti, che ha ormai acquisito una notevole esperienza, giunge a una significativa maturazione anche grazie all’appoggio e ai suggerimenti di Giuditta Pasta (protagonista della prima rappresentazione insieme a Giovanni Rubini) e all’influsso della musica di Bellini, presente anch’egli al Carcano con La sonnambula. Innovazioni analogiche si riscontrano anche in Lucrezia Borgia e Maria Stuarda, peraltro accomunate dal veto della censura partenopea: la prima opera verrà rappresentata nella sua veste originale alla Scala nel 1835, ottenendo però uno smacco clamoroso a causa delle pessime condizioni di salute della Malibran, mentre la musica della Stuarda, di cui era stato respinto il finale cruento, viene adattata in soli dieci giorni a un nuovo testo, Buondelmonte.
In un’epoca in cui il compositore non percepiva i diritti d’autore, ma quasi solo il compenso stabilito per l’opera, Donizetti continua a comporre a ritmi vertiginosi, anche se il successo e la prospettiva concreta di una carriera internazionale gli avrebbe permesso di ridurre gli impegni. Accanto a capolavori come L’elisir d’amore e Lucrezia Borgia, in questo periodo nascono anche opere meno accurate, che gli procurano l’epiteto di “Dozzinetti”.
Negli anni Trenta, in seguito al volontario ritiro dalle scene di Rossini nel 1829 e alla prematura morte di Bellini nel 1835, Donizetti gode di un periodo di gloria incontrastata. Proprio Rossini gli apre anche le porte dei teatro della capitale francese (e degli allettanti compensi, ben superiori a quelli offertigli in Italia) e lo invita a comporre Marin Faliero da rappresentare a Parigi. Tornato poi a Napoli per riprendere gli incarichi di direttore del Teatro Reali e di insegnante al Real Collegio di Musica, incontra il librettista Salvatore Cammarano, con il quale condivide l’affermazione di Lucia di Lammermoor e dell’Assedio di Calais, parte concepita nel «modo più confacente al gusto francese», cioè con la parte eroica maschile scritta per un contralto en travesti. Di questi anni anche le deliziose opere comiche Il campanello e Betly su libretti propri, che rivelano un certo talento letterario e un gusto spiccato per la parodia.
Frattanto - tra il 1835 e il 1837 - muoiono i genitori, due figlie e la moglie Virginia, sposata nel 1828: distrutto dal dolore e amareggiato per la mancata nomina a direttore del Conservatorio - gli viene preferito il più “autenticamente napoletano” Mercadante -, Donizetti decide di trasferirsi a Parigi, dove, con la collaborazione di Scribe, nasceranno Les Martyrs (versione francese del Poliuto già rifiutato dalla censura napoletana), Il duca d’Alba e La Fille du régiment.
Nel 1841, tornato a Milano, assiste alle prove del Nabucco di Verdi e ne rimane talmente impressionato da adoperarsi generosamente per far conoscere il giovane compositore a Vienna. Nel 1842 presenta nella capitale asburgica Linda di Chamounix, che gli merita un grande successo e il prestigioso (e tanto desiderato) incarico di Kapellmeister con un contratto che lo lascia libero di proseguire altrove la sua carriera per ben sei mesi l’anno. Quindi oltre a Maria di Rohan (Vienna, 1843), proprio in virtù di questa concessione, nascono Don Pasquale (Parigi, 1843), Dom Sébastien (Parigi, 1843) e Caterina Cornaro (Napoli, 1844).
Cominciano però a pesare sull’attività del compositore frequenti amnesie e comportamenti anomali rispetto alla sua consueta affabilità: sono i sintomi della malattia mentale (indotta dall’ultimo stadio della sifilide) che lo porterà alla morte. Alla fine della sua breve vita il catalogo donizettiano conta circa settanta opere alle quali vanno aggiunte cantate, composizioni religiose (fra cui le Messe da requiem in memoria di Bellini e di Zingarelli e due oratori), brani sinfonici, liriche per voci e pianoforte e composizioni da camera che rivelano l’influenza dei classici viennesi.
Dopo un lungo ricovero in una casa di cura nei dintorni di Parigi, solo la minaccia di suscitare un caso diplomatico internazionale (visto che Donizetti era cittadino austrungarico) rende possibile il suo trasferimento a Bergamo, dove morirà l’8 aprile 1848.

 
 
 
In scena
Primo Concerto RistoriSabato 18 Ottobre
alle ore 20:30
in Teatro Ristori
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