Luigi Illica 

Librettista (1857-1919)

Giornalista, buon verseggiatore, appartenne alla scapigliatura milanese, Luigi Illica, forse perché influenzato dal padre, un notaio di orientamento radical-repubblicano, dimostrò già da ragazzo un temperamento piuttosto vivace e ribelle. Frequentò il ginnasio a Piacenza, ma con scarsi risultati e anche la sua permanenza nel collegio di Cremona si rivelò poco efficace.

Intorno ai vent'anni lasciò il suo paese natio, Castell'Arquato in provincia di Piacenza, per imbarcarsi su una nave. Dopo quattro anni di navigazione, durante i quali prese anche parte alla battaglia di Plevna contro i Turchi, nel 1879 si stabilì a Milano dove inizialmente trovò lavoro nel giornale letterario del cugino Carlo Mascaretti e più tardi diventò cronista del Corriere della Sera. Poco dopo si trasferì a Bologna, dove con Luigi Lodi e Giuseppe Barbanti-Brodano fondò il Don Chisciotte, foglio ultra radicale ispirato da Giosuè Carducci. Il giornale venne sospeso quando Illica e Lodi, a causa della loro partecipazione a manifestazioni anti-francesi, dovettero comparire davanti al Tribunale Correzionale di Bologna.

Nel 1882, una volta tornato a Milano, Illica iniziò a pubblicare i suoi scritti (prose, bozzetti, pezzi satirici) sotto lo pseudonimo di Luigi della Scorziana. Negli anni successivi ottenne i primi successi come autore di testi teatrali, anche se in realtà già nel 1875 aveva esordito al Teatro Filodrammatico del suo paese natio con l'atto unico Hassan. Fu però soltanto a partire dal 1886 che la sua fama di drammaturgo si consolidò fino a culminare nel 1891, quando fu rappresentato l'Eredità del Felis, considerato il suo capolavoro.

All'attività di drammaturgo, Luigi Illica affiancò dal 1889 anche quella di librettista d'opera. Questa nuova occupazione determinò un periodo di lavoro molto intenso nella vita dell'autore e il suo crescente successo venne coronato nel 1891 quando entrò a far parte di Casa Ricordi. Nel corso dei due decenni successivi Illica scrisse per i migliori musicisti dell'epoca una trentina di libretti, tra i quali ricordiamo Germania (1902) e Siberia (1903) per Giordano, Iris (1898) e Isabeau (1911) per Mascagni, Bohème (1896), Tosca (1900), Madama Butterfly (1904) in collaborazione con Giacosa e Manon Lescaut (1891-1892) per Giacomo Puccini.
La Grande Guerra ravvivò il suo entusiasmo patriottico e nel 1915, a ben 58 anni, partì per il fronte arruolandosi nell'esercito come volontario. L'anno seguente una brutta caduta da cavallo lo costrinse tuttavia a tornare definitivamente a Colombarone, una proprietà nella campagna circostante Castell'Arquato, dove morì il 16 dicembre 1919.

 
 
 
In scena
Terzo Concerto RistoriSabato 22 Novembre
alle ore 20:30
in Teatro Ristori
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