Ermanno Wolf-Ferrari 
Compositore (1876 - 1948)

Nato a Venezia il 12 gennaio 1876 dal pittore tedesco August Wolf e dalla veneziana Emilia Ferrari, già da ragazzino Ermanno Wolf-Ferrari fu avviato dal padre alla pittura e incoraggiato nel contempo a coltivare lo studio della musica.

Nei suoi primi anni di vita il binomio pittura-musica segnò di fatto profondamente la sua evoluzione artistica: alle lezioni di pianoforte con il fotografo L. Brusa, seguì nel 1891 l'invito a Roma per frequentare l'Accademia di Belle Arti, si perfezionò poi alla scuola Holosy di Monaco e dal 1892 al 1895 frequentò infine l'Akademie der Tonkunst, studiando per circa un triennio contrappunto con J. Rheinberger e direzione d'orchestra con L. Abel. Una volta tornato a Venezia si dedicò alla stesura del libretto e della musica dell'opera Irene (1895-96), che però non fu mai rappresentata.

Per il giovane Wolf-Ferrari questi furono anni di grande sofferenza e confusione per l'incapacità di riconoscere la propria identità artistica, e ciò non tanto per gli studi paralleli di musica e pittura, quanto per la compresenza nella sua persona di due culture, l'italiana e la tedesca.

Nel 1897 si trasferì a Milano, chiamato a dirigere una società corale tedesca, e qui ebbe l'occasione di conoscere personaggi come Giulio Ricordi, Arrigo Boito e Lorenzo Perosi. Quando nel 1899 venne eseguito a Venezia il suo oratorio, La Sulamita, composto sul testo del Cantico dei Cantici, il suo nome iniziò finalmente a circolare nel mondo della musica. In realtà però già l'anno seguente alla Fenice si dovette assistere alla sfortunata rappresentazione di Cenerentola, la sua seconda opera.

A questo fiasco seguì un importante periodo di raccoglimento a Monaco, durante il quale Wolf-Ferrari sottopose l'opera a una profonda revisione: riproposta nel 1902 al teatro di Brema, Cenerentola riscosse finalmente un discreto successo. Questo periodo di riflessione portò inoltre il giovane a riconoscere i due maestri che lo guidarono poi nella sua attività di compositore: Goldoni, il cantore della sua amata Venezia, e Mozart, per lui l'emblema dello "Zeitloses", dell'essere fuori della dimensione tempo. Sempre a Monaco compose e fece rappresentare nel 1903 la cantica La vita nuova, da Dante, che ottenne larghi consensi, poi rinnovati dalla sua prima opera goldoniana Le donne curiose. Nello stesso anno fu chiamato a dirigere il Liceo Musicale B. Marcello di Venezia, incarico che mantenne fino al 1909.

Dopo una visita negli Stati Uniti negli anni 1911-12, fece rientro in Italia per dedicarsi interamente alla composizione. Da lì a breve però lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo colpì profondamente, dati i suoi legami spirituali sia con l'Italia che con la Germania, trascinandolo in una crisi che lo costrinse a un lungo periodo di inattività e che lo ridusse al silenzio per 10 anni.

Il ritorno al pubblico fu tentato con l'accostamento tardivo all'opera verista di I gioielli della Madonna, che rappresenta soltanto una parentesi nel percorso artistico di Wolf-Ferrari. In realtà il compositore è ricordato principalmente per il suo teatro comico, carico di una funzione etica: la sua comicità, piuttosto malinconica e bonaria che ironica e mordente, è tesa al raggiungimento di un'olimpica armonia dell'assoluto, armonia che nel Novecento veniva intesa come ideale estetico in cui anche il pubblico poteva rifugiarsi. Il desiderio di Wolf-Ferrari era infatti soltanto quello di trasmettere il suo messaggio al maggior numero possibile di spettatori: per questo si teneva lontano dalle dispute dottrinarie e si dedicava esclusivamente alla sua ricerca dell'assoluto.

Anche se tedesco per parte paterna, egli può a pieno diritto essere ritenuto musicista italiano, e più precisamente veneziano, il pubblico infatti ha sempre considerato Wolf-Ferrari come il musicista goldoniano per antonomasia, privilegiando le sue opere tratte da Goldoni con spirito di assoluta fedeltà: Le donne curiose, I rusteghi, Il Campiello hanno tenuto a lungo il cartellone ben dopo la sua morte.

Musicista colto e raffinato, del tutto estraneo sia alle suggestioni del teatro verista sia alla problematica delle avanguardie europee, è evidente come Wolf-Ferrari abbia ottenuto i risultati migliori nelle opere goldoniane, anche se in realtà soltanto 5 opere sono tratte in senso stretto delle commedie di Goldoni: Le donne curiose, I quatro rusteghi, Gli amanti sposi, La vedova scaltra, Il Campiello. Anche il fortunatissimo Il segreto di Susanna, scritto dal librettista napoletano Enrico Golisciani, è d'impronta goldoniana, e non molto dissimile è il molieriano L'amore medico. Due opere su libretto di Giovacchino Forzano si rifanno palesemente all'opera settecentesca riproponendo persino il doppio titolo in uso in quel secolo: La gabbia dorata, ovvero Il Legame d'amore della marchesa e Sly, ovvero La leggenda del dormiente risvegliato.

Nominato nel 1939 professore di composizione al Mozarteum di Salisburgo, vi rimase per qualche anno per poi passare a Zurigo e, nel 1947, rientrare definitivamente a Venezia, dove si spense il 21 gennaio dell'anno successivo. 
 
 
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