Tosca

Melodramma in tre atti
di Giacomo Puccini
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recite concluse
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Libretto di

Giuseppe Giacosa Luigi Illica

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Musica di

Giacomo Puccini

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Durata

2.30 Ore circa - intervalli inclusi

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Teatro Filarmonico

Da domenica 19 marzo appuntamento con Tosca di Giacomo Puccini, quarto titolo in cartellone per la
Stagione Lirica 2016-2017. 

 

Tosca, proposta nell’allestimento della Fondazione Arena di Verona, già proposto al Teatro Filarmonico nel 2004, ha regia, scene e costumi di Giovanni Agostinucci, le luci di Paolo Mazzon, mentre guida i Solisti, l’Orchestra e il Coro dell’Arena di Verona il M° Antonino Fogliani. A fianco del Coro preparato da Vito Lombardi è impegnato il Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. diretto da Marco Tonini.

 

 

Tosca rientra nel progetto Ritorno a Teatro, dedicato al mondo della scuola. Martedì 21 e 28 marzo alle ore 18:00 e giovedì 23 e 30 marzo alle ore 19:00 sarà presentato lo spettacolo in un breve incontro. Al termine del Preludio verrà offerto ai presenti un aperitivo prima di assistere alla rappresentazione.

 

Direttore d'Orchestra Antonino Fogliani

Regia, scene e costumi Giovanni Agostinucci

Lighting designer Paolo Mazzon

Maestro del Coro Vito Lombardi

Direttore allestimenti scenici Giuseppe de Filippi Venezia




Allestimento della Fondazione Arena di Verona

Orchestra Coro e Tecnici dell'Arena di Verona

Coro di voci bianche A. d'A.Mus. diretto da Marco Tonini

L’opera viene composta tra il 1896 e il 1899 e rappresentata per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900 e la vicenda è tratta dall’omonimo dramma di Victorien Sardou la cui fortuna era legata fortemente all'interpretazione della celeberrima Sarah Bernhardt, che lo stesso Puccini aveva visto. I due librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa snelliscono molto la vicenda originaria concentrando la narrazione sui tre personaggi principali di Tosca, Cavaradossi e Scarpia. La vicenda è ambientata il 14 giugno 1800 in un’atmosfera romana di grande fermento sull’eco degli avvenimenti rivoluzionari francesi.

Il regista, Giovanni Agostinucci, presenta una scena che si astrae dal tempo poiché in essa sono presenti elementi architettonici che vanno da Vitruvio a Michelangelo, accennando ai luoghi della storia per evocarne il clima. Il motivo conduttore della sua lettura è il valore irrinunciabile della libertà, da perseguire anche a costo della vita.

Alla base vi è uno studio attento del testo originario, come indica lo stesso regista: «da Sardou ho tratto spunto per il progetto di scene e costumi, con cui ho inteso esaltare soprattutto il rapporto psicologico tra i personaggi. Scarpia e Cavaradossi rappresentano due mondi opposti, che ho filtrato attraverso due periodi pittorici: quello di Jacques Louis David e quello di Theodore Gericault». Dal primo, di cui Cavaradossi era stato allievo a Parigi, proviene l'eroe romantico, di cultura raffinata, di quell'ultima fase dell'Illuminismo del dopo Diderot in cui emerge una forte ostilità verso la religione che è ricerca di libertà e di progresso attraverso la ragione. Scarpia, all'opposto, rappresenta una mentalità antica, laddove il potere è una forma di dominio totale sull'uomo, e «Theodore Gericault illustra molto bene questa forma di violenza politica, rappresentata dal sistema di potere borbonico. Un mondo che esasperava tutti valori dell'uomo, la virilità, la prepotenza, ma soprattutto la sottomissione dei più deboli. Lo studio di Scarpia del secondo atto è uno spazio di tortura, immerso in un clima psicologico sinistro, intimidatorio, in cui la figura di Scarpia può manifestarsi nella sua bieca volontà di dominio». L’allestimento mette sapientemente in luce la violenza del luogo, definito “luogo di lacrime” dallo stesso Scarpia; quando Tosca vi entra ne è atterrita, e dovrà fare appello al suo coraggio più nascosto per affrontare il barone. Lo stesso Alexander Dumas, che conosceva e apprezzava il testo di Sardou, delinea Scarpia come «un assassino avido, vendicativo e assetato di sangue che giungeva ad alterare i processi per provare un delitto che non si dimostrava».

Infine vi è Tosca, descritta da Agostinucci come «un'eroina matura, un soggetto attivo, un'amante focosa, una cantante di successo. Un personaggio che occupa con prepotenza ogni spazio, in ogni momento. Padrona della scena, la grande artista, che si umilia disperata ai piedi di Scarpia e implora pietà per il suo uomo, alla fine trova la forza di trucidare un boia che la vuole in cambio della salvezza del suo Mario». La metamorfosi compiuta nel corso della vicenda la porterà a diventare a sua volta «un'illuminista, un'eroina romantica, quando sceglierà di uccidersi e sacrificarsi per lo stesso ideale».

Atto I

Roma, giugno 1800

Un uomo entra di nascosto nella Chiesa di San Sant'Andrea della Valle. È Cesare Angelotti, console della caduta Repubblica Romana, arrestato dalle autorità pontificie e appena evaso dal carcere di Castel Sant’Angelo. Si rifugia nella cappella di famiglia, dove la sorella, la marchesa Attavanti, ha preparato un travestimento femminile per facilitargli la fuga.

Brontolando, arriva il sagrestano. Ce l'ha con il pittore Mario Cavaradossi, che lo ha incaricato di lavare i pennelli; l'artista, inoltre, non gli sta simpatico per le sue idee libertarie e filo-francesi. Al rintocco dell'Angelus, compare Cavaradossi e riprende a dipingere una tela raffigurante la Maddalena, ispirata dal volto di una sconosciuta vista in chiesa nei giorni precedenti.

Non appena il sagrestano si allontana, Angelotti esce dal nascondiglio; Cavaradossi riconosce a stento l'amico, di cui condivide la fede rivoluzionaria. Dopo un rapido scambio di battute, l'improvviso arrivo di Floria Tosca, amante del pittore e celebre cantante, costringe il fuggiasco a nascondersi nuovamente.

Gelosissima, la donna sospetta una presenza femminile. Cavaradossi la rassicura, ma i sospetti si fanno brucianti quando Tosca, osservato con attenzione il dipinto, riconosce nell'immagine della Maddalena il volto della marchesa Attavanti, che crede sua rivale e che in realtà frequentava la chiesa, fingendo di pregare, per preparare la fuga del fratello. Lui le spiega di aver preso a modello quella donna senza sapere chi fosse e alla sua insaputa, e riesce a placare la scenata di gelosia esprimendo con tenerezza il suo amore. Si danno quindi appuntamento per quella notte stessa - dopo lo spettacolo di Tosca - nella villa del pittore fuori Roma.

Rimasto solo con Angelotti, Cavaradossi si offre di nasconderlo nel suo podere e gli spiega come raggiungerlo. Un colpo di cannone proveniente da Castel Sant'Angelo annuncia che la fuga è stata scoperta. Il pittore decide di accompagnare l'amico. I due escono rapidamente.

Ritorna in chiesa il sagrestano. Seguito da chierici e cantori, comunica la notizia di una sconfitta di Napoleone Bonaparte. Tutti gridano e ridono felici, ma l'entusiasmo viene presto troncato dal barone Scarpia, capo della polizia, che irrompe in chiesa sulle tracce del prigioniero. Noto per la ferocia e la dissolutezza, l'inquisitore ordina all'agente Spoletta e agli altri uomini del suo seguito di ispezionare ogni angolo.

Nella fuga precipitosa Angelotti ha lasciato dietro di sé alcuni indizi, tra cui un ventaglio con lo stemma degli Attavanti che faceva parte del travestimento. Le confidenze del sagrestano, che non ha mai provato simpatia per Cavaradossi, convincono inoltre Scarpia della complicità del pittore.

Quando Tosca ritorna in chiesa in cerca dell'amante, il capo della polizia le fa vedere il ventaglio, alimentando in lei gelosia e sospetti. Ormai convinta che Mario la tradisca con la marchesa Attavanti, la donna si precipita furiosa verso la villa del pittore convinta di sorprendere i due amanti. Scarpia ordina a Spoletta di pedinarla. Poi, mentre il popolo intona il Te Deum per la vittoria sui francesi, rivela il suo progetto perverso: possedere Tosca e farne impiccare l'amante.

ATTO II

È sera. A Palazzo Farnese, Scarpia sta cenando nella sua camera e attende con impazienza notizie di Angelotti. Dalla finestra del palazzo entra l'eco della festa indetta per la sconfitta di Napoleone e alla quale di lì a poco si esibirà anche Tosca. Il barone chiede al gendarme Sciarrone di consegnare alla cantante un biglietto per convocarla dopo la recita.

Entra Spoletta. L'agente riferisce di aver seguito Tosca e perquisito la villa, ma di non aver trovato il fuggiasco. In compenso, ha arrestato Cavaradossi. L'uomo viene quindi introdotto e alle domande di Scarpia risponde con atteggiamento deciso e sprezzante, negando ogni complicità nella fuga del prigioniero. In sottofondo si sente la voce di Tosca che prende parte alla cantata celebrativa. L'interrogatorio si fa più serrato, ma Cavaradossi nega di sapere dove si nasconda Angelotti.

Arriva Tosca. Cavaradossi le raccomanda a bassa voce di non riferire quanto ha visto nella sua villa.

Mentre il pittore viene condotto nella vicina stanza della tortura per essere ancora interrogato, Tosca si sforza di rimanere calma e di rispondere con disinvoltura alle domande insidiose di Scarpia. Ma alle grida di Mario sotto tortura non resiste e rivela il nascondiglio di Angelotti.

Cavaradossi viene riportato sanguinante e svenuto nella stanza di Scarpia. Quando si riprende, capisce che Tosca ha ceduto e la maledice. Poi, alla notizia che Bonaparte ha vinto la battaglia di Marengo, trova la forza di esultare per la vittoria e di gridare in faccia a Scarpia il suo disprezzo. Immediatamente viene condannato a morte e condotto in carcere.

A questo punto Tosca cerca di muovere a pietà l'aguzzino, gli offre perfino del denaro. Scarpia, brutalmente, le offre la possibilità di salvare la vita dell'amante in cambio di un rapporto sessuale. Lei rifiuta, ma quando Spoletta porta la notizia che Angelotti si è suicidato e che tutto è pronto per la fucilazione di Mario, cede al ricatto.

Scarpia le fa credere di predisporre una fucilazione simulata, con armi caricate a salve, ma contemporaneamente ordina a Spoletta un’esecuzione regolare. La donna chiede un salvacondotto per fuggire con Cavaradossi.

Mentre Scarpia è impegnato a firmare il documento, Tosca vede un coltello sul tavolo e lo afferra, nascondendolo. Quando l'uomo cerca di abbracciarla, lo pugnala a morte e, prima di fuggire con il lasciapassare, colta da pietà cristiana, gli pone accanto due candele e gli posa sul petto un crocefisso.

ATTO III

Siamo sulla piattaforma di Castel Sant'Angelo. Lo scampanio delle chiese romane e il canto malinconico di un pastorello annunciano l'alba. In attesa di essere giustiziato, Cavaradossi inizia a scrivere una lettera di addio che il carceriere, in cambio di un anello, accetta di consegnare a Tosca. Dopo qualche riga è sopraffatto dai ricordi struggenti e dalla sensuale rievocazione dei momenti d'amore trascorsi con l'amata. Si prepara ad affrontare la morte con disperata consapevolezza, quando, inattesa, arriva Tosca.

Agitata, la donna gli mostra il salvacondotto e poi confessa di aver ucciso Scarpia, mettendolo al corrente dell'intrigo. Lo avvisa che la fucilazione sarà una finzione e che, finita la messinscena, potranno partire insieme per Civitavecchia. Gli spiega anche come comportarsi: dovrà cadere con naturalezza, come se fosse colpito sul serio.

Finalmente giunge il plotone. Tosca raccomanda a Mario di fingere bene: lui la rassicura che cadrà “come la Tosca in teatro”. La fucilazione ha luogo, Spoletta impedisce il colpo di grazia. Ma quando il plotone si allontana, Tosca si accorge disperata che Mario è stato ucciso realmente e si rende conto dell'ultima beffa di Scarpia.

Voci confuse si avvicinano: le guardie hanno scoperto l'omicidio. Spoletta si precipita su Tosca per arrestala, ma lei rapidamente raggiunge gli spalti del castello e si getta nel vuoto, sfidando Scarpia “avanti a Dio!”.

Tosca
Fiorenza Cedolins 19, 21 marzo
Monica Zanettin 23, 26 marzo
Lilla Lee 28, 30 marzo

Mario Cavaradossi
Murat Karahan 19, 21, 26 marzo
Mikheil Sheshaberidze 23, 28, 30 marzo

Scarpia
Giovanni Meoni
19, 21, 26 marzo
Boris Statsenko 23, 28, 30 marzo

Il sagrestano
Mikheil Kiria

Angelotti
Gianluca Lentini

Spoletta
Antonello Ceron

Sciarrone
Andrea Cortese

Un carceriere
Daniele Cusari

Un pastorello
Stella Capelli

TURNO A - domenica 19/03/2017 ore 15.30

TURNO B - domenica 26/03/2017 ore 15.30

TURNO C - martedì 21/03/2017 ore 19.00

TURNO D - giovedì 23/03/2017 ore 20.00