Turandot

Dramma lirico in 3 atti
di Giacomo Puccini
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Libretto di

Giuseppe Adami e Renato Simoni

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Musica di

Giacomo Puccini

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Arena di Verona

Dal 30 giugno 2018, per cinque rappresentazioni, va in scena Turandot nell’applaudito allestimento creato per il Festival 2010 a firma di Franco Zeffirelli.

ATTO I

A Pechino è l'ora del tramonto. Dall'alto delle mura del palazzo imperiale, un mandarino annuncia al popolo l'editto di Turandot, la bellissima e crudele figlia dell'imperatore Altoum: la principessa andrà in sposa al pretendente di sangue reale che riuscirà a sciogliere tre enigmi da lei proposti; chi fallisce sarà decapitato. Come gli altri che lo hanno preceduto, anche il principe di Persia non ha superato la prova e verrà giustiziato al sorgere della luna.

Tra la folla, ci sono Timur, anziano re dei Tartari in esilio e ormai cieco, e la fedele schiava Liù. Nel tumulto il vecchio cade a terra, Liù chiede aiuto. Ed ecco un giovane farsi largo e accorrere: è il principe Calaf, figlio di Timur. Pure lui in fuga dal paese d'origine, viaggia in incognito per non destare sospetti. La commozione di ritrovarsi dopo tanto tempo è grande; il padre racconta che è stata Liù ad aiutarlo durante l’esilio. Il principe, riconoscente, chiede alla giovane il motivo di tanta dedizione. Lei risponde con disarmante dolcezza che un giorno, tanto tempo prima, lui le aveva sorriso. Da allora lo ama segretamente.

Intanto la folla aizza sadicamente i servi del boia e attende con impazienza che la luna illumini il cielo; quando però il principe persiano viene finalmente portato al patibolo, nel vederlo così giovane e bello, la ferocia cede alla pietà e tutti chiedono la grazia. Calaf maledice Turandot per la sua crudeltà, ma il grido gli si smorza quasi tra le labbra: la principessa appare al balcone per un breve istante a confermare con un gesto imperioso la condanna a morte, e lui resta folgorato dalla sua bellezza. Decide così di conquistarla e di cimentarsi nella prova degli enigmi.

Timur e Liù tentano di fargli cambiare idea. Anche i tre ministri imperiali, Ping Pang, Pong, le provano tutte per indurlo a rinunciare. Ma Calaf è determinato. Raccomanda a Liù - che cerca disperatamente un’ultima volta di convincerlo - di prendersi cura del padre. Quindi invoca tre volte Turandot e batte senza esitazione tre colpi di gong, annunciando così la volontà di sottomettersi alla prova.

ATTO II

In un padiglione accanto al palazzo imperiale, Ping, Pang e Pong ripassano sia il protocollo nuziale che quello funebre, in attesa della sfida del principe ignoto. Stanchi della crudeltà di Turandot e delle innumerevoli morti dovute ai suoi enigmi, i ministri si abbandonano nostalgicamente al ricordo della felice vita di un tempo e sognano di ritornare nelle loro case di campagna. Il brusio della reggia in preparativi li richiama alla realtà: la cerimonia degli enigmi, che si concluderà con l'ennesimo, probabile supplizio, sta per iniziare.

Nel grande cortile della reggia, il vecchio Imperatore siede sul trono in cima a una scala monumentale, circondato dall'intera corte. Con voce fioca, per tre volte invita il principe ignoto a rinunciare alla sfida. Ostinatamente, per tre volte Calaf rifiuta. Ma ecco Turandot. Bellissima, impassibile, spiega che il motivo della sua ferocia e del suo odio verso gli uomini è atavico. Migliaia di anni prima una sua antenata fu violentata e uccisa da un re straniero; proprio per vendicare quel lontano crimine lei ora sottopone i suoi pretendenti alla prova crudele, sicura che nessuno l'avrà mai. Quindi invita il giovane a ritirarsi, ma lui ancora una volta rifiuta e la prova ha luogo.

Il Principe ignoto scioglie uno dopo l'altro i tre enigmi, dando le risposte esatte: speranza, sangue, Turandot. La folla acclama il vincitore. Umiliata, la principessa implora il padre di salvarla dalle braccia dello straniero di cui non sa ancora il nome. Ma l'imperatore le ricorda la sacralità del voto. A questo punto, è Calaf a scioglierla dal vincolo, a condizione che anche Turandot risolva un enigma: prima dell'alba dovrà scoprire il suo nome e la sua origine. Se ci riuscirà, lui sarà pronto a morire.

ATTO III

È notte. Nel giardino della reggia, si sentono le voci degli araldi che annunciano il decreto di Turandot: nessuno deve dormire in città finché non sarà scoperto il nome del principe ignoto. Calaf aspetta trepidante che arrivi l’alba, sicuro che alla fine il suo amore vincerà. Irrompono quindi i tre ministri che, prima con promesse, poi con minacce, tentano di strappargli il segreto. All'ennesimo rifiuto, un gruppo di guardie introduce Timur e Liù logori e insanguinati: visti in compagnia del principe, sono sospettati di essere a conoscenza del suo nome. Davanti a Turandot, Liù dichiara di essere la sola a saperlo, ma per amore non lo svelerà. La principessa la fa torturare, ma la schiava non cede. Ammirata, Turandot le chiede dove trovi tanta forza; Liù le risponde che le viene dall’amore e che presto anche lei arderà della stessa fiamma. Poi, temendo di tradire il suo segreto sotto tortura, si uccide con un pugnale. La morte di Liù scuote profondamente tutti.

Calaf e Turandot rimangono soli. Il giovane affronta la principessa con fermezza ma anche con la forza dell'amore, lei cerca di respingerlo ma lui riesce a baciarla sulla bocca. Come se si fosse rotto un incantesimo, Turandot scopre un sentimento nuovo e ignoto, capace di sciogliere il suo cuore di ghiaccio. Ora capisce di aver tenuto e amato il principe fin dal primo momento. E il principe solo allora le rivela il proprio nome: si chiama Calaf ed è figlio di Timur; se lei lo desidera, può ancora mandarlo a morte. Di lì a poco, davanti all'imperatore, ai dignitari e a tutto il popolo, Turandot dichiara di conoscere finalmente il nome dello straniero: il suo nome è Amore.